“Papà, ma noi siamo poveri?”: negli Usa si insegna economia ai bambini

Febbraio 3rd, 2015 by Maria Teresa

(dal blog di Glauco Maggi su Libero)

Se tre indici fanno una prova, le tre notizie uscite simultaneamente in questi ultimi due giorni, due sul New York Times ed una sul Wall Street Journal, dicono che negli Usa la “cultura finanziaria dei ragazzi” è veramente una questione d’estrema attualità. Dai problemi nelle relazioni tra adulti e figli quando i tagli degli stipendi asciugano le risorse, al peso del debito accumulato per pagare le rette dei college (a livelli record, 1.000 miliardi circa, più del rosso nelle carte di credito delle famiglie), l’economia privata si è conquistata un posto a tavola nelle discussioni domestiche. E se Obama oggi ha esposto il suo budget federale per il 2016, che in realtà è un manifesto di propaganda politica “tax & spend” di redistribuzione sociale, senza alcuna speranza di tradursi in misure legislative con il Congresso in mano al GOP, nelle case è la micro-economia dei singoli a dettare legge. Ma ciò richiede risposte educative che preparino i piccoli americani ad affrontare con la migliore consapevolezza le sfide che si prospettano nella loro individuale vita reale. Queste tre iniziative sono solo l’ultima espressione di una crescente urgenza ed attenzione sul tema.

1) La divisione Time for Kids (Time per ragazzi) della casa editrice Time Inc. ha comunicato che sta per pubblicare un mensile “Your $”, che sarà distribuito a livello nazionale, gratuitamente, a due milioni di studenti di quarta e quinta elementare e di prima media. Il periodico, di quattro pagine, coprirà temi di finanza concreta, spiegando come investire, come tenere un bilancio, che cosa sono e a che cosa servono le tasse, i rischi dei furti di identita’ digitale, come risparmiare per il college e così via. L’iniziativa è curata da Jean Chatzky, giornalista di economia per la trasmissione Today della NBC, un volto noto che in carriera ha già scritto nove libri di educazione finanziaria per adulti, e che ora ha pensato di rivolgere i suoi sforzi di divulgazione ai bambini. Lo sponsor è la PwC Charitable Foundation, che è stata creata dal colosso della consulenza finanziaria PwC, e ha un piano di investimenti, in 5 anni, di 160 milioni di dollari, di cui 60 in cash e 100 in ore di lavoro volontario di personale esperto in finanza che dedica parte del suo tempo a insegnare economia di base ai giovanissimi.

2) In febbraio, per i tipi della Harper-Collins Publishers, esce il libro L’opposto dei figli viziati: come allevare ragazzi che sono ben quadrati, generosi e intelligenti sul tema dei soldi, di Ron Lieber. Un estratto del libro è stato pubblicato sul New York Times dell’1 febbraio. E’ incentrato sul concetto-chiave dell’educazione finanziaria in famiglia, a partire da quando i figli hanno 6 o 7 anni, attraverso la trasparenza della comunicazione. Su tutto. Da quanto guadagnano mamma e papà, a quanto costa il mutuo sulla casa, a come si decide di tagliare quella certa spesa per raggiungere quel certo obiettivo. E’ una raccolta di esperienze dirette di varie famiglie sociologicamente diverse, dalla divorziata con due figli che cambia casa, al bancario Scott Parker che ha avuto un’idea illuminante. Quando il suo figlio maggiore Daniel aveva 15 anni, e gli altri erano ancora alle elementari, al 27 di un certo mese passà dalla banca per farsi dare in contanti l’equivalente del suo stipendio, circa 10mila dollari. A casa, rovescio’ sul tavolo le banconote spicciole dalla borsa, e inizio’ a fare le ‘parti’: tot per le tasse, tot per il mutuo, tot per le spese per il calcio, gli hamburger, la carità da dare in chiesa, e così via. Fu una grande lezione, ricorda oggi Daniel, che conta di fare lo stesso per i suoi figli di 2 e 4 anni. La validità della trasparenza, sostiene Lieber sulla base delle interviste fatte, sta nel fatto che “i soldi sono fonte di mistero per i bimbi. Ne avvertono il potere e cosi’ fanno sempre tante domande, per molti anni. Perché casa nostra non è grande come quella di mio cugino? Perché devo rispettare i miei maestri se guadagnano 60 mila dollari? Noi siamo poveri?”. Eccetera eccetera. Queste domande sono spesso imbarazzanti, ma vanno sfruttate e non eluse. Trasformate in occasioni di ragionamento e di rielaborazione aiutano a parlare di denaro nel modo laico e serio che merita. Per questa via, anche gli aspetti tecnici sono più digeribili, in quanto componenti di aspetti cruciali a cui i bambini hanno mostrato interesse spontaneo.

3) Il modo intelligente di insegnare il denaro ai bambini è, infine, il titolo della inchiesta di apertura della sezione “Gestione della ricchezza” del Wall Street Journal del 2 febbraio. La prima e la seconda pagina sono interamente dedicate al tema, a partire da uno studio “critico” sull’efficacia dell’insegnamento libresco dell’economia nelle scuole. Molti studi mostrano che esiste una correlazione tra l’educazione finanziaria impartita e un buon comportamento finanziario, e ciò è positivo. Ma, secondo il giornalista Charlie Wells, il successo dell’educazione finanziaria è tanto maggiore quanto più i ragazzi si interessano ed assimilano al meglio la matematica, prima e durante lo studio della finanza. Come funziona l’interesse composto, per esempio, è basilare per poter capire l’importanza dell’investimento di lungo periodo, così come, all’opposto, quella del carico delle spese sui fondi comuni o delle rate dei mutui indicizzati. “Un sacco di decisioni in finanza sono più semplici se uno si sente a suo agio con i numeri e con la tecnica delle comparazioni numeriche”, ha spiegato al WSJ Shawn Cole, professore di finanza ad Harvard. Per valutare l’efficacia dell’insegnamento obbligatorio dell’economia che è in vigore da tempo in 43 Stati Usa, Cole ha confrontato il successo finanziario personale, da adulti, di un campione di studenti che avevano frequentato i corsi scolastici di economia con un campione di chi non li aveva frequentati. Non è emersa una differenza significativa. Invece, inserendo l’elemento della conoscenza più approfondita della matematica, i benefici si sono fatti molto piu’ tangibili. E’ una lezione interessante anche per gli educatori italiani, ora che in certi nostri licei è stata introdotta l’ora settimanale di economia nei curriculum. Si rischia di non ottimizzare i lodevoli sforzi dedicati al puro insegnamento della “nuova” finanza pratica se non si dà il rilievo che merita alla “vecchia” matematica.

EconoMia: educazione finanziaria sui banchi di scuola

Gennaio 29th, 2015 by Maria Teresa

Il concorso formativo “EconoMia”, organizzato per gli studenti delle scuole superiori italiane dal Festival dell’Economia di Trento,  si tiene anche nel 2015, collegato al tema di quest’anno del Festival di Trento che sarà la “mobilità sociale”.

Le iscrizioni sono aperte fino al 15 febbraio su Concorsoeconomia dove si trova il regolamento e i materiali didattici su cui si svolgeranno le prove. Ogni scuola potrà partecipare con un massimo di 10 studenti scelti in base alla preparazione e all’interesse al tema. In un’unica data nazionale, ancora da comunicare, si svolgeranno on-line le prove: un questionario e la redazione di un saggio breve. I vincitori, cioè i primi venti studenti classificati, due al massimo per ogni scuola, saranno premiati con la partecipazione gratuita al Festival (che si svolgerà dal al 31/5 al 2/6). L’ospitalità comprende il viaggio, il vitto, l’alloggio e un premio di 200 euro. I promotori sono il Festival dell’Economia di Trento (Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Università degli Studi di Trento), l’editore Laterza, il MIUR (ministero dell’Istruzione), l’Istituto tecnico-economico “Bodoni” di Parma e AEEE-Italia (Associazione europea per l’educazione economica).

E’ una buona idea che, insieme ai professori più attenti, anche i genitori sensibili al miglioramento della cultura economica dei figli si facciano parte attiva nel proporre l’adesione a questa iniziativa formativa, come pure alle altre promosse da banche e dalle associazioni di promotori e consulenti .

(dalla rubrica di Glauco Maggi su TuttoSoldi de La Stampa)

La Buona Scuola e l’alfabetizzazione economica e finanziaria

Settembre 11th, 2014 by Maria Teresa

Da Enrico Castrovilli riceviamo, e diffondiamo volentieri, questa nota della sua Associazione per la Promozione della cultura economico-finanziaria tra i ragazzi. L’Italia e’ molto indietro nelle classifiche internazionali quanto a preparazione dei suoi studenti in questa materia. Noi siamo sensibili a questa battaglia di cultura: abbiamo scritto il libro “Figli & Soldi” proprio per educare anche le famiglie, in parallelo con l’insegnamento didattico, sul tema del denaro e sulla utilità della paghetta come strumento. E’ una campagna ancora tutta da condurre, e appoggiamo l’iniziativa della AEEE.

Nota dell’Associazione Europea per l’Educazione Economica

La Buona Scuola  e l’alfabetizzazione economica e finanziaria

Il Governo Renzi nelle sue Linee guida “La Buona Scuola” ha dedicato attenzione alla questione dell’insegnamento dell’economia nella scuola. Il Governo prende le mosse dai pessimi risultati ottenuti dall’Italia nella recentissima Indagine OCSE-PISA sulla financial literacy dei quindicenni, affermando: “I dati di un’indagine Ocse, che nel 2012 ha coperto quasi 20 paesi e un campione di quasi trenta mila quindicenni, raccontano che l’analfabetismo finanzia¬rio dei nostri ragazzi tocca livelli preoccupanti, con oltre la metà degli studenti che si attestano su un livello di comprensione dei meccanismi economici e finanziari ben al di sotto della media dei paesi europei monitorati” . Infatti tra 18 paesi partecipanti all’Indagine OCSE PISA l’Italia con il punteggio medio di 466 è risultata ultima tra i 13 paesi OCSE ed ha superato solo un paese tra gli altri 5 partner dell’OCSE. Giusto quindi prendere le mosse dalle sollecitazioni che provengono dai confronti internazionali e pensare ad un maggiore ruolo per una Cenerentola della scuola italiana, l’educazione economica e finanziaria, affrontata nelle classi delle secondarie superiori da non più del 15% degli studenti e da esigui gruppi di allievi nella scuola primaria. I deludenti ritardi italiani denunciati dai risultati dell’OCSE PISA non potranno essere colmati solo dalla scuola, servirà un corale impegno della società, dei media, degli uomini della cultura e delle professioni. Cosa potrà fare la scuola per l’alfabetizzazione economica e finanziaria delle giovani generazioni? Due le leve individuate dal documento governativo. La prima è la modifica dell’ordinamento del nuovo Liceo Economico Sociale rendendolo autonomo dal Liceo delle Scienze Umane e generalizzandone l’apertura presso i Licei Scientifici e Classici. La scelta di creare un distinto liceo economico e sociale e di autorizzarne l’apertura presso i licei scientifici e classici pare assai opportuna per rendere forte e visibile ai giovani e alle famiglie questo nuovo liceo, altrimenti destinato a rimanere soffocato dentro gli ex-Istituti magistrali. Dall’altro lato, il documento “La Buona Scuola” considera l’economia, assieme alle lingue straniere e al coding, una delle nuove alfabetizzazioni necessarie per i giovani, proponendo di diffondere lo studio dei principi dell’Economia in tutte le scuole secondarie. Si tratta di una scelta assai impegnativa della quale andranno create con cura le condizioni organizzative e didattiche. Non potrà essere sufficiente una pura opzionalità consistente in poche ore annuali. Occorrerà disporre di un numero significativo di ore, con contenuti sia specifici che interdisciplinari e di metodologie adeguate per far crescere in tutte le scuole secondarie, così come afferma il documento governativo, conoscenza e esercizio di competenze sui principi dell’economia intesa come scienza delle scelte, scienza ricca di relazioni con le altre discipline storiche, filosofiche e quantitative.
Obiettivi impegnativi quindi e lavoro di lunga lena.
Sta di fatto che l’interesse dei giovani e delle famiglie per l’economia, la finanza e le scienze sociali è forte. Per rispondere a questa domanda di nuove competenze “La Buona Scuola” ha individuato strade opportune, sarà necessaria progettualità e capacità organizzativa da parte del MIUR e di altri soggetti da tempo sensibili al tema di questa nuova literacy.
Tra questi l’associazione AEEE-Italia è disponibile a fare la sua parte. L’Associazione Europea per l’Educazione Economica è infatti da tempo impegnata per la diffusione della cultura economica a tutti i livelli, per chiarire i nodi didattici dell’insegnamento/apprendimento dell’economia, considerando che l’economia non è una mera tecnica, ma elemento essenziale per l’assunzione di scelte consapevoli da parte dei cittadini.

Un nuovo linguaggio per l’economia

Febbraio 22nd, 2014 by Maria Teresa

Lettera al direttore de La Stampa Mario Calabresi, di Antonio Patuelli, il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), pubblicata il 20 febbraio2014;

<<Ho letto con interesse, nella rubrica “La posta di Maggi” sulla Stampa del 17 febbraio, l’articolo “Più cultura economica a scuola”, in cui si dà conto di diverse e interessanti iniziative oggi attive per la promozione della cultura finanziaria. Si tratta di un tema cui dedico attenzione da sempre ed ora ancor di più come Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana.

Credo, infatti, che migliorare la comprensibilità dei concetti e l’accessibilità al linguaggio dell’economia sia uno snodo cruciale per innalzare il livello di consapevolezza e responsabilità, non solo economica, ma soprattutto culturale e sociale.

Invece, un linguaggio criptico, poco trasparente, genera incomprensioni e rischia di far crescere un atteggiamento di diffidenza delle persone sulle questioni connesse alla materia economica e verso coloro (istituzioni, intermediari, mondo dell’informazione) che le rappresentano, disperdendo un patrimonio di fiducia non facile da recuperare.

Educazione economica ed al risparmio significa, quindi, dotare tutti, innanzitutto i giovani, di strumenti di coscienza civile, di capacità di discernimento e di strumenti per scelte consapevoli e ponderate.

Sono convinto che la educazione finanziaria ed al risparmio siano innanzitutto temi di educazione civica, troppo spesso trascurati e affidati alla buona volontà di singoli insegnanti.

Per questo apprezzo l’impegno che il Suo giornale, non da oggi, dedica a questo tema e l’appello AEEEE (Associazione Europea per l’Educazione Economica) e tutte le iniziative che, a diversi livelli, tengono alta l’attenzione, anche delle Istituzioni, sulla educazione economica e al risparmio.

E’ con questa prospettiva che, proprio in questi giorni, è stata costituita la “Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio” che ha tra gli obiettivi proprio quello di promuovere e sostenere strumenti, iniziative di comunicazione, informazione e formazione in materia finanziaria, destinati alle diverse fasce di età della popolazione, nonché al sostegno di insegnanti e scuole.

Spero che anche questa iniziativa, congiuntamente ad una sempre più diffusa attenzione alle questioni di cultura dell’economia, finanziaria e del risparmio, possa contribuire ad un accrescimento di sensibilità che valorizzino la semplificazione, la chiarezza e la trasparenza del linguaggio.

Con viva cordialità.
Antonio Patuelli>>

Più cultura economica a scuola

Febbraio 17th, 2014 by Maria Teresa

Su “La Stampa” di oggi, nella Posta di Glauco Maggi: 

“Più cultura economica a scuola”- Un appello condiviso da Giuseppe De Rita, Tito Boeri e Annamaria Lusardi reperibile sul sito www.aeeeitalia.it

<<Un lettore chiede a La Stampa se è utile affrontare nelle scuole, in particolare nei licei, corsi di educazione finanziaria o economica. I tempi non sono i migliori per parlare di economia e studiare la finanza a scuola, e una più forte conoscenza di questi aspri fatti non potrà costituire un balsamo per gli studenti. Ma almeno essi avranno gli strumenti per capire gli squilibri finanziari degli ultimi anni e per impostare con la razionalità necessaria le loro future scelte finanziarie.

E’ questo l’obiettivo dei corsi Economic@mente dell’Anasf ed anche di quelli di Banca d’Italia, PattiChiari, Intesa Sanpaolo e Unicredit (in questi due casi in collaborazione con il Quotidiano in classe), Forum Ania-Consumatori, Osservatorio sul credito, Junior Achievement.Segnalo anche il Concorso per gli studenti EconoMia organizzato nel contesto del Festival dell’Economia di Trento, quest’anno dedicato all’attualissimo tema “Classi dirigenti, crescita e bene comune”.

Il crescente successo di queste iniziative, che sono gratuite per gli istituti scolastici aderenti, indica che esse colgono nel segno. Ma tutto ciò non basta. Se in una scuola non vi è un gruppo di docenti che apre le porte della classe all’educazione finanziaria, o se l’allievo non è iscritto a un Liceo Economico Sociale o a un Istituto Tecnico Economico, la finanza e l’economia resteranno fuori dalla scuola. E sono così solo il 15% gli allievi delle ultime classi delle scuole secondarie superiori che affrontano nei loro studi l’economia, la finanza, il diritto e le altre scienze sociali. Per cambiare questa situazione paradossale è stato lanciato l’appello “Più cultura economica e più società contemporanea nella scuola”, tra le prime adesioni quelle di Giuseppe De Rita (Censis), Tito Boeri e Annamaria Lusardi (docenti universitari), Dario Di Vico (giornalista). L’appello è sul sito www.aeeeitalia.it >>.

Enrico Castrovilli, Associazione Europea per l’Educazione Economica AEEE-Italia, Milano  

Grazie al lettore Castrovilli per il commento, con l’annuncio dell’appello AEEE a favore della diffusione della cultura economico-finanziaria nelle scuole. Speriamo che tanti maestri e professori lo accolgano. La Pagina de La Posta ha gia’ ospitato altre notizie sul tema, e volentieri rilanciamo oggi l’iniziativa. Migliorare la familiarita’ con i concetti, spesso non semplici, presenti nei prodotti per risparmiatori e investitori, e’ del resto sempre stata anche la missione del nostro giornale.

Fiabe e Denaro: un libro per educare al risparmio e all’economia

Dicembre 23rd, 2013 by Maria Teresa

Un regalo diverso per figli o nipoti a Natale o per la Befana? “Fiabe e Denaro - Un libro per educare al risparmio e all’economia“, a cura  dell’Associazione FarEconomia, del Consorzio Pattichiari e dei ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuor. Si puó richiederlo gratis qui.

Nella prima parte ci sono nove fiabe illustrate, corredate da altrettante schede didattiche, con attività ludico-educative da svolgere in classe e a casa, realizzate da un team di pedagogisti, sociologi, economisti e psicologi sulla base dei risultati di una ricerca svolta su 125 bambini delle scuole primarie. La seconda parte, invece, presenta una sintesi dei principali studi sulla socializzazione economica e una riflessione sull’educazione finanziaria in famiglia e a scuola.

Noi abbiamo scritto la prefazione, che riportiamo qui sotto. Buona lettura!

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La formica è sinonimo di parsimonia, la cicala di mani bucate, e la volpe, meglio se con la spalla del gatto, è l’immagine dei Madoff del mondo. C’erano una volta le favole che, con la scusa di ridere dei difetti e di complimentarsi per le qualità di animali senz’anima, parlavano agli uomini. Ai grandi e ai piccini. Al loro cuore e alla loro ragione. A quelli di buona e di cattiva volontà. L’educazione finanziaria è una delle tante imprese, indispensabili e mai compiute una volta per tutte, nella quotidiana sfida delle persone a migliorarsi. Anche nel campo che sembra tecnicamente tra i più ostici, perché purtroppo lo è, del maneggio del denaro, la differenza tra speranza di successo e passiva rassegnazione la fa la consapevolezza che il primo problema siamo noi: la nostra resistenza alla responsabilità personale nascosta dietro la pigrizia intellettuale. Frase chiave: “della finanza non capisco niente”. Seguita dall’idea più facile: “ci penserà qualcun altro”. È quest’ultima l’insidia più pericolosa, perché si ammanta talvolta di seducente buonismo. Quello sempre in agguato, che ammicca alla generosità come soluzione del problema etico della distribuzione della ricchezza, basta che sia “generosità” degli altri.

Nel nostro libro Figli & Soldi (2008, Sperling & Kupfer) abbiamo raccontato la reazione di nostra figlia Francesca di quattro anni alla lettura della favola di La Fontaine: fu un pianto dirotto, perché la formica aveva lasciato la cicala fuori, al freddo, senza cibo, dopo l’estate spesa a ballare. L’istinto dell’innocenza, insomma, è il primo ostacolo ai comportamenti virtuosi e positivi, e lo dimostrano le due poesie che Gianni Rodari ha scritto in risposta a La Fontaine. La prima è “Formica”: “Chiedo scusa alla favola antica – se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala - che il più bel canto non vende, regala.” La seconda è “Rivoluzione”: “Ho visto una formica in un giorno freddo e triste donare alla cicala metà delle sue provviste. Tutto cambia: le nuvole, le favole, le persone… La formica si fa generosa… È una rivoluzione.” La rivoluzione della “generosa” formica di Rodari, purtroppo, non è però la benemerita pratica del give back dei businessmen americani che hanno fatto fortuna nella emocrazia capitalistica americana, come Warren Buffett e Bill Gates, che hanno già deciso di dare in carità, per opere buone e non a cicale sociali, quasi il 100% del patrimonio accumulato, non la metà rodariana. Se il messaggio vincente è di chi colpevolizza i produttori di ricchezza, cade l’esigenza stessa di fare educazione economica, che ha alla sua base la adesione all’intero circolo virtuoso del guadagnare con il proprio lavoro, del risparmiare e dell’investire per progetti futuri, dello spendere con oculatezza e del dare in beneficenza secondo la propria coscienza.

Ma un’altra versione della stessa favola, apparsa nel libro A man of letters (2007, Encounter Books) dell’economista afro-americano Thomas Sowell, ci spiega perché è impossibile il welfare delle eterne cicale. Una seconda formica, laureata, assiste al suo ritorno dal college alla scena del rude trattamento della cicala e biasima la prima formica per la sua avarizia. Dice: ho imparato a scuola, dal professore di giustizia sociale, che la ricchezza del mondo è “divisa iniquamente”. Ma “quale ricchezza del mondo?”, obietta la formica sgobbona. “Non è stato il mondo a portarsi in spalla, in salita, le briciole che ho accumulato per l’inverno. Sfamala tu, se sei così generosa”. La seconda accetta, ma porta la cicala nel dormitorio pubblico. “Lavoro nei servizi sociali”, dice, “voglio cambiare il mondo”.
Ma la prima formica non è convinta: “Se sei amica della cicala, insegnale a lavorare d’estate e a risparmiare”, le consiglia. Al che l’altra ribatte, secondo la miglior correttezza politica: “Non hai il diritto di cambiare lo stile di vita della cicala e renderla come noi, sarebbe imperialismo culturale”. Invece, la formica “rivoluzionaria” allarga il piano di dormitori pubblici per le cicale, che giungono anche da fuori sempre più numerose quando si sparge la notizia de i letti e dei pasti gratis. A un certo punto, sono le formiche più giovani che decidono che è più comodo cambiare vita e fare come le cicale. Le generazioni più vecchie di formiche escono di scena, e sempre più nuove formiche “rivoluzionarie” si accodano alle cicale e giocano e si divertono spensierate per tutta l’estate. “Poi arrivò l’inverno”, conclude l’apologo di Sowell.

Pur con tutta la simpatia che abbiamo per gli sforzi crescenti della scuola, delle banche, delle università di moltiplicare le occasioni di formazione economico- finanziaria, noi riteniamo che le famiglie possano e debbano avere una parte importante nell’indirizzare i figli quando sono al loro primo bivio tra un destino da formica o da cicala. L’uomo non è “predestinato” come gli animali delle favole, il suo futuro se lo costruisce. Con l’esempio, con le parole, con la vigilanza nell’accompagnare i ragazzi e le ragazze alla scoperta del pianeta denaro. E, aggiungiamo noi, con lo strumento della paghetta, un’idea semplice dalle tante virtù. Concessa all’età giusta aiuta a formare la personalità e a far crescere i figli, investendoli della responsabilità della sua gestione. Fa capire quanto costano gli “oggetti del desiderio”: pagati di tasca propria diventano più cari e meritevoli di un esame più approfondito prima dell’acquisto. Insegna le basi della pianificazione finanziaria, cioè a non spendere più di quanto si possiede; a selezionare gli acquisti in base a una scala di
priorità; a risparmiare per spese future e, se necessario, a rinunciare. È un mezzo ovvio per illustrare la relazione tra il lavoro e il guadagno. Anche se il dibattito sul vincolare la paghetta ai letti da rifare o alla spazzatura da portare nei bidoni resta aperto, la sfera del guadagnare attraverso impegni compatibili con l’età (e con le leggi contro lo sfruttamento minorile) è un tema da inserire nel piano-paghetta. Così si insegna che il lavoro è il mezzo per ottenere quel di più che i genitori non possono o non vogliono concedere. Secondo noi la paghetta dev’essere data a prescindere, perché la partecipazione dei bambini alla vita della famiglia, anche nelle faccende domestiche, non è materia “contrattuale” ma rientra
nel giusto spirito di condivisione dei compiti. Stimola curiosità di conoscenze che rimarrebbero altrimenti astratte, come il funzionamento della banca e della Borsa. La paghetta può essere il primo passo per avere e per gestire un proprio conto intestato. Aiuta a costruirsi un solido futuro finanziario perché, se ci si abitua a risparmiare e ad investire fin dalla giovane età, il capitale accantonato ottiene il miglior rendimento. E che “i soldi non crescono sugli alberi” è il primo insegnamento trasmesso dalla paghetta, se usata propriamente. Infine, solo chi ha la disponibilità in proprio di spendere può imparare a dare in beneficenza qualche soldo. Sottrarre un euro dai 10 della paghetta, e destinarlo a chi ne ha più bisogno, allena alla generosità più di tanti sermoni sulla solidarietà.

Paghetta, per far “crescere” i figli

Ottobre 28th, 2013 by Maria Teresa

Cosi’ Glauco risponde a un lettore nella sua rubrica “La posta di Maggi” su “La Stampa” di oggi 28 ottobre 2013:

Paghetta, per far “crescere” i figli -Responsabilizza i ragazzi che imparano a scegliere come spendere, cioè a darsi delle priorità in tema di denaro

Ho letto il suo articolo su La Stampa dell’8 agosto in difesa della paghetta ai bambini. Noi siamo sempre stati contrari a darla a nostra figlia, che adesso ha 11 anni, perché a lei non facciamo mancare nulla che le serva davvero, e per le spese extra preferiamo che chieda e poi decidiamo caso per caso. Così siamo sicuri che non spenderà mai nulla per cose inutili, e nemmeno per cose dannose alla salute o negative per la sua formazione. A noi pare il ragionamento corretto .

Piera M. (via Internet)

Non ci sono errori ma c’è una grave omissione, a mio avviso. La rinuncia alla responsabilità, che io penso sia propria dei genitori, di insegnare ai figli ad assumersi le prime loro responsabilità, naturalmente in rapporto all’età, in tema di denaro. Lo facciamo quando ragioniamo con loro del perché debbano studiare, fare attenzione a ciò che mangiano e bevono, scegliere lo sport da praticare. Ma quando poi sono in cameretta sta a loro fare tutti compiti, e se sono fuori casa con gli amici sta a loro non ingerire sostanze nocive, e se fanno calcio sta a loro allenarsi con serietà per diventare bravi. Sono loro, di fronte alle opzioni possibili. Con la paghetta, si dà ai ragazzini/e un altro compito, amministrare soldi “loro”. Ciò insegna a scegliere come spendere, cioè a darsi delle priorità. E decidere magari di risparmiare per qualche progetto futuro più ambizioso è, a mio avviso, più formativo della pratica delle richiesta a piè di lista, che magari si accettano solo per quieto vivere. Una pratica che abitua i figli a vedere nei genitori lo sportello del Bancomat. Il risparmiare soldi della paghetta, invece di spenderli tutti, addestra a una certa disciplina. Disporre di soldi in proprio (pochi, perché non coprono tutti i bisogni ma solo quelli discrezionali) fa venire voglia di averne di più: ingegnandosi con lavoretti estivi, per cominciare, e cercando impegni più seri dall’età del liceo. Infine, anche scoprire il piacere interiore di dare qualcosa a chi ha più bisogno, o per iniziative sociali, destinando una piccola quota alla carità, è possibile solo se i soldi escono dalle proprie tasche, non da quelle di mamma e papà.

L’ABC dei soldi fa diventare grandi

Agosto 9th, 2013 by Maria Teresa

Glauco Maggi su La Stampa dell’8 agosto 2013:

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la “paghetta” in tempi di crisi

Giugno 29th, 2013 by Maria Teresa

In tempi di crisi e’ ancor piu’ importante insegnare il valore dei soldi ai figli. Ecco come farlo con la “paghetta”.

Articolo sul settimanale QN del gruppo Giorno-Resto del carlino-Nazione:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=502878619786108&set=a.203002869773686.48682.148233688583938&type=1&theater

Justin Bieber insegna la finanza ai giovani: prima lezione, fate un budget

Aprile 15th, 2013 by Maria Teresa

“Ho imparato che non importa se hai 100 dollari o 100 milioni di dollari: se spendi piu’ di quello che hai, finisci in bancarotta”. Lo spiega la star Justin Bieber - che ha 19 anni e nel 2012 ha guadagnato 55 milioni di dollari secondo Forbes - agli adolescenti suoi fan. Fa parte di una campagna di educazione finanziaria per il lancio negli Stati uniti di una carta di debito prepagata, SpendSmart. E’ una serie di video, “Real Talk” disponibili sui canali di Bieber: YouTube, Facebook e Twitter. Un bell’esempio di come parlare ai ragazzi con il loro linguaggio.