Diffondere l’uso dei computer tra gli studenti delle scuole medie, tra i 10 e i 13 anni, non è una scorciatoia per migliorare le loro capacità nelle materie accademiche, dalla matematica alle lingue alla lettura. Anzi, può portarli fuori strada e farli peggiorare nel rendimento. Lo dimostrano una serie di studi di economisti citati in un articolo dell’11 luglio sul New York Times a firma di Randall Stross, professore di business alla Università statale di San Jose (California). “Abbiamo trovato un effetto negativo sui successi scolastici”, ha detto Ofer Malamud (University di Chicago), che con Cristian Pop-Eleches (Columbia University di New York), aveva condotto nel 2009 una ricerca in Romania.
Il governo di Bucarest aveva offerto a un certo numero di famiglie, di livello economico basso e medio-basso, l’equivalente di 300 dollari Usa per comprarsi un computer. Tra le famiglie che avevano fatto domanda, un certo numero fu scartato dalla sovvenzione e funzionò quindi come materia di paragone a esperimento finito. I due ricercatori, in una anticipazione dell’articolo completo sul loro lavoro che apparirà l’anno prossimo sul trimestrale Quarterly Journal of Economics, scrivono di aver trovato “forte evidenza che i ragazzini nelle case che avevano vinto il finanziamento avevano ottenuto poi voti a scuola significativamente più bassi in matematica, inglese e rumeno” rispetto ai figli delle famiglie in cui non era entrato il computer. L’unica “materia” in cui i teenager “fortunati” hanno migliorato è stata la capacità di usare il computer.
Negli Usa una ricerca analoga è stata condotta sugli effetti della diffusione della banda larga in Nord Carolina, dove dal 2000 al 2005 sono aumentati i provider da uno a 4, migliorando l’accesso a Internet. Jacob Vigdor e Helen Ladd, professori di politica pubblica alla Duke University, hanno pubblicato uno studio dal titolo “Scaling the digital divide” (Superare il divario digitale) sulle conseguenze che ha avuto la maggiore facilità di accedere alla rete nei voti scolastici dei giovani studenti medi. Rispetto a prima, “gli studenti ottennero voti significativamente più bassi in matematica dopo l’ingresso sul mercato del primo provider e ancor più bassi quando salirono a quattro”. Analizzando in dettaglio, i ricercatori scoprirono che il calo di rendimento non fu però uguale in tutto lo Stato, ma molto più accentuato nei quartieri ed aree a predominanza di famiglie di basso reddito, presumibilmente dove i ragazzi avevano minore supervisione.
La tecnologia diffusa è insomma uno strumento in più, ma non garantisce di per sè di aiutare la gente a migliorare la propria cultura. Anzi, può essere deviante, come i computer che permettono di accedere a tutto lo scibile, ma anche ai videogiochi o peggio. La voglia di imparare ha bisogno di altri stimoli: la direzione e l’esempio delle famiglie a casa, la bravura e la dedizione degli insegnanti a scuola nel motivare l’attenzione dei giovanissimi. Nel blog precedente sulla esperienza della scuola media 223 del Bronx, i ragazzini di famiglie nere o ispaniche dei ceti più svantaggiati hanno fatti passi da gigante in matematica e inglese, nella scrittura e nella lettura, perchè bravi maestri hanno trovato il grimaldello dell’insegnamento dell’economia “praticata” per farne dei discepoli motivati e svegli. I computer ci sono, sui banchi del Bronx, ma usati seriamente come lo erano la penna, il gesso e le lavagne fino a pochi anni fa nelle scuole ben gestite.
E’ la Scuola Media 223, ma è più conosciuta come la “Lab School of Finance and Technology”…
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