“Per dividere le spese, certo. Ma anche per uscire dal guscio ed entrare nella vita adulta senza troppi traumi, cominciando assieme a qualcun altro che può offrirti un piatto di pasta, aiutarti ad attaccare un bottone o prestarti una giacca quando l’indomani c’è il colloquio di lavoro. ‘Stessopiano’ è un progetto di co-housing, la parola inglese che ha sostituito la più antica e italica ‘coabitazione’.
Ma il concetto è proprio quello: 420.000 euro messi a disposizione della Compagnia di San Paolo per sostenere economicamente i giovani tra i 18 e i 35 anni, studenti in trasferta o lavoratori precari che siano, a condividere un grande appartamento piuttosto che a cercare soluzioni individuali: serviranno a pagare la cauzione, a coprire i morosi, a arredare o pagare qualche lavoro. Una casa di 150 metri, magari non proprio lussuosa ma ottima per cominciare può costare tra gli 800 e i 1.200 euro al mese e accogliere cinque ragazzi, spendendo meno della metà di quello che occorrerebbe per altrettante soluzioni da 30 o 40 metri a misura di single. Nate in Francia e nel nord Europa, le esperienze di cohousing per giovani sbarcano così per la prima volta in Italia. Ora invece ci sono dei ‘garanti’, le due associazioni Tenda e Ylda, che da un lato troveranno gli alloggi oversize e dall’altro aiuteranno gli aspiranti coinquilini a incontrarsi e apprezzarsi l’un l’altro. E Viviana Rubbo, architetta, vicepresidente di Ylda, aggiunge: ‘Organizziamo un aperitivo al mese per far incontrare i candidati che abbiamo già intervistato, ’schedando’ le loro abitudini e le loro esigenze’.”
dal Corriere della Sera del 28 febbraio 2008.
Perchè usare l’inglese co-housing per definire la coabitazione? Oltretutto, nella nuova era dei bamboccioni, l’idea è nata in Francia e in Nord Europa, apprendiamo dal Corriere. Se si voleva un nome storico si poteva usare il termine russo, visto che è in Unione Sovietica, e poi nell’Est Europeo, che il fenomeno è stato creato e diretto dal partito. Comunque, a noi l’idea piace anche per l’Italia e scritto in inglese, se fa calare il numero dei “bachelors who live with their parents”: in inglese non c’è la traduzione di bamboccioni con una parola sola, perché sono così pochi che non si sono sprecati a inventare un termine.
Abbiamo però una riserva, ed è il fatto che la banca ci metta dei soldi. Se si vuole insegnare a chi è viziato dalla famiglia ad essere, invece, viziato dalla società, c’è poco progresso. Anzi è un regresso, perchè nel sangue di chi nasce, in Europa, le piastrine del welfare scorrono copiose già nelle vene del feto. E assistenzialismo tira assistenzialismo, mentre l’indipendenza vera fa tirare su le maniche.
YLDA, dice il suo sito, “è un’associazione di giovani professionisti; alcuni architetti, geografi e un ingegnere. Tutti i membri operativi dell’associazione attualmente collaborano con strutture, enti e associazioni del nostro territorio e negli anni hanno sviluppato interessi e conoscenze sui temi della valorizzazione territoriale e dello sviluppo locale iniziando un percorso comune per condividere un obiettivo: il coinvolgimento dei giovani nelle dinamiche di trasformazione della nostra società, approcciando al tema secondo le nostre capacità e i nostri interessi, quindi l’architettura, l’ambiente, la trasformazione urbana, ecc”. Il programma è ambiziosissimo, speriamo che oltre a trasformare l’ambiente e l’urbanistica e “a coinvolgere i giovani nelle dinamiche”, l’iniziativa funzioni altrettanto egregiamente come banale broker immobiliare. E se qualcuno vorrà raccontarci la sua esperienza di successo, ben venga.
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