Gli scolari delle scuole pubbliche di New York, dalla quarta elementare fino al liceo, prendono premi in denaro se superano gli esami statali. “Possono gli studenti essere pagati per eccellere?”, è il titolo dell’articolo di Jennifer Medina sul New York Times. I soldi non sono pubblici, per fortuna, ma gli sponsor privati credono, e il sindaco Bloomberg è d’accordo, che dare un incentivo tangibile alzi le medie dei risultati disastrosi nelle scuole dei quartieri più degradati socialmente. Per ogni voto al di sopra del minimo richiesto dallo Stato per la promozione, i ragazzi e le ragazze possono arrivare a guadagnare 50 dollari, ma la cifra scende più il voto cala verso il minimo richiesto. Anche gli insegnanti avranno un premio, che può arrivare a 3.000 dollari l’uno per anno, se complessivamente la scuola avrà registrato sensibili miglioramenti nei risultati degli allievi. I genitori, e ce ne sono di italiani e americani, che legano la paghetta dei figli ai voti buoni a scuola, trovano così una autorevole conferma istituzionale in questa iniziativa. Creata da un economista di Harvard, , il programma è per ora sperimentale ed è già in svolgimento in circa 200 scuole. Chi è contrario in linea di principio a legare i voti alla mancia periodica, come abbiamo sostenuto noi stessi nel nostro libro Figli & Soldi, guarda però con interesse e simpatia al tentativo di New York, perché ha un obiettivo di base, legato alla cultura dei ghetti cui si rivolge. Oggi nei quartieri più degradati delle minoranze etniche vince il rigetto del modello virtuoso, quello che lega l’impegno personale e i valori positivi della famiglia al superamento della condizione di segregazione. C’è invece la cultura della alienazione, quella secondo cui i neri poveri devono restare poveri affinché si sentano sfruttati nei secoli dei secoli e i liberal Democratici possano, appunto, sfruttarli. Una cultura in cui, se un bimbo di colore studia e fa il bravo a scuola, viene accusato dai cattivi maestri delle gang e della rap-cultura di “agire da bianco”. Ma siccome i dollari sono dollari, va per lo meno tentata la sfida di far diventare “cool”, cioè di moda, più socialmente accettabile in quelle aree di frontiera lo sforzo di guadagnare legalmente i 50 dollari tra i banchi invece che con altri mezzi per le strade. Auguri.
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