Da La Stampa del 19 aprile 2008. “Sono giovani con tanta voglia di studiare ed un curriculum impeccabile, i fortunati destinatari del progetto «Diamogli credito», inaugurato a febbraio, con cui il governo intende finanziarie gli studi agli universitari in difficoltà economiche. Facendo domanda ad una qualsiasi delle banche aderenti all’iniziativa gli studenti potranno ottenere un prestito fino a 6 mila euro senza presentare a garanzia di solvibilità né uno stipendio né la firma dei genitori. A garanzia della «solvenza» sarà il governo stesso con un fondo appositamente costituito presso il Ministero delle Politiche giovanili (10 milioni per il triennio 2007-2009, a cui si aggiungeranno i 3 milioni provenienti dal ministero per le Riforme e l’innovazione nella Pubblica Amministrazione. Queste risorse garantiranno il 50% delle somme finanziate mentre le banche si assumeranno il rischio della restante metà. Si determina così di fatto un meccanismo che può generare circa 660 milioni di euro in tre anni. Possono presentare domanda per il prestito i ragazzi tra i 18 e i 35 anni che dimostrino buoni «crediti» conquistati nell’anno precedente. I crediti variano a seconda degli studi dai quali si proviene e della tipologia di prestito prescelto: per le matricole è infatti richiesto l’80% del punteggio massimo dell’esame di maturità, mentre chi desideri frequentare un anno di Erasmus dovrà avere al suo attivo una media di 24/30 sui due terzi dei test dell’anno accademico concluso”.
L’iniziativa è del governo passato, in perfetto stile welfare: anche se il ministro uscente Padoa Schioppa passerà alla Storia per l’acuta (e chissà perchè tanto criticata) definizione di bamboccioni per chi campa in casa e sulle spalle dei genitori fino a 30 anni e oltre, la trovata del “diamogli credito” in salsa italiana si inserisce senza sbavature nella stessa identica mentalità. Ai giovani ci deve comunque sempre pensare qualcun altro; e se finalmente ci si vergogna di mammà che dopo 20 anni ripartorisce il “bamboccione di casa”, si passa alla accoppiata parapubblica banca&Stato che crea i “bamboccioni pubblici”. Non ripagheranno le rate del prestito d’onore? Niente disonore, banche e casse pubbliche copriranno il buco.
Negli Usa la pratica di pagarsi gli studi da parte degli studenti stessi che si indebitano e rifonderanno il finanziamento con i proventi della loro attività futura è fisiologica. Obama, che leggiamo essere già presidente degli Usa nei sogni degli studenti dei licei italiani, si gloria con giusto orgoglio per aver smesso non molti anni fa di saldare il suo debito. Ma ai giovani italiani non pensiamo sia questo Obama molto “americano” a piacere, quello che si è coperto di cambiali scommettendo su se stesso per arrivare alla laurea.
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