Nostra figlia Francesca sta per finire la seconda media superiore. Non so se sono piu’ stressata io o lei. L’ultimo giorno di scuola e’ venerdi’ 6 giugno, ma sabato 7 ha due esami che servono gia’ per la futura ammissione al college. Si chiamano SAT II e sono i test su singole materie, nel suo caso algebra e chimica. Per studiare Francesca va a letto dopo mezzanotte e, quando deve consegnare qualche compito importante, anche molto piu’ tardi. Studia anche il sabato e la domenica, ma non rinuncia agli altri mille impegni legati alla scuola: produzioni teatrali, club di robotica, sport, eccetera eccetera. Tutte cose che fan parte del curriculum di un bravo studente americano.
L’anno prossimo - la terza media superiore o, come dicono qui, l’undicesimo grade ovvero il penultimo anno prima dell’universita’ - sembra che sara’ peggio ancora: gli studenti si preparano al SAT “generale”, il test che misura la loro maturita’ e conta per la selezione d’ingresso al college. Un processo sempre piu’ competitivo, che sta portando ad eccessi come il non aver piu’ tempo per mangiare a scuola - dove i ragazzi stanno almeno sette ore al giorno - e troppo poche ore di sonno la notte, come hanno documentato due lunghe inchieste appena uscite sul New York Times - Busy students get a new required course: Lunch - e sul Wall Street Journal, High school’s worst year? (E dire che in Italia c’e’ ancora lo stereotipo per cui i liceali americani sono tutti ignoranti e sfaccendati! Non si immagina quanto sia varia la qualita’ accademica e umana da scuola a scuola).
E poi, finita la scuola, l’estate non significa vacanza e relax per gli studenti che puntano ad entrare nei campus piu’ prestigiosi: devono accumulare esperienze, altro studio, o lavoro, volontariato, viaggi. Una discreta quota finisce con l’accumulare anche problemi psicologici, come depressione o ansia. Cosi’ noi genitori oscilliamo fra il desiderare il meglio per i nostri figli spronandoli al successo - avere buoni voti, partecipare a tutte le attivita’ formative possibili - e la paura di peggiorare la pressione sul loro delicato equilibrio ormonale di adolescenti in crescita.
Dopo tanto studiare, per il primo mese di vacanza Francesca ha espresso il desiderio di frequentare un corso di Pilates, un tipo di ginnastica particolare. Dice che vuole rimettersi in forma e che comunque cerchera’ anche dei lavoretti o un impegno di volontariato. Problema: chi paga il corso - caro - di Pilates? Io le ho detto che non e’ necessario andarci, perche’ esercizi ugualmente utili li puo’ fare benissimo a casa, gratis; e che Pilates e’ solo una moda, una delle tante che imperversano a Manhattan. Ergo, il Pilates se lo paga Francesca con i suoi soldi. Poi mi assale il dubbio: e’ forse giusto concederglielo come “premio’ per tanto impegno scolastico? Ma ci ripenso ancora, osservando che la scuola e’ il suo “lavoro” normale e ricordando che “ai miei tempi” i miei genitori davano per scontato che fossi promossa. Mai avuto regali di fine anno. Ho ancora una decina di giorni per dibattere fra me e me, e con Glauco, per arrivare a una decisione.
E’ un libro “molto bellissimo” e utilissimo. Pieno di informazioni preziose, davvero completo nel suo segmento. Mamme e papà dovrebbero leggerlo con molta attenzione e partecipazione per applicarne consigli e indicazioni. E’ un libro che insegna a essere genitori, costruendo una piccola oasi nel deserto conoscitivo in cui ci hanno abbandonato i nostri avi.
Un libro che dovrebbe circolare nel mondo della scuola, in quanto valido supporto congiuntamente per il personale docente (nella doppia figura di genitore & trasmettitore di sapere) e per gli studenti, specie nella seconda parte in cui sono spiegati in modo affabile e colloquiale i sistemi per affrontare a viso aperto e con le spalle un po’ coperte la “battaglia” personale contro l’infido nemico composto da banche e borsa, al fine di non “rimetterci troppo le penne”.
Complimenti a Maria Teresa e Glauco e alla loro “musetta” ispiratrice Francesca.
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…ogni anno che passa i nostri figli crescono un pò di più, ovvio penserete, e tutto ciò che di educativo e di esempio genitoriale (l’educazione senza coerenza di comportamento è diseducativa) si poteva fare, sarà sempre più delegato e compito loro.
Il quesito posto da Maria Teresa è importante perchè abbraccia temi basilari per la crescita: studio, sport, lavoro, volontariato.
La competitività è peraltro indispensabile per emergere, ma il rischio di eccesso da iperattività, se si sommano tutti gli impegni, rischia di portare allo stress e questo non giova alla salute!
Noi adolescenti di ieri siamo maestri in questo.
La mia provocazione (ma mica tanto) si conclude con una proposta che deriva dalla mia piccola esperienza di genitore e di relatore per alcuni giovani nelle scuole: creare uno spazio sul blog per dare voce proprio ai figli, visto il tema di educazione finanziaria e dintorni.
Chissà, il loro pensiero potrebbe farci vedere alcune cose sotto un punto di vista che col passare degli anni abbiamo scordato…
Bruno papà di Rachele di 9 anni.