Estate, tempo di svago. Ma è anche il periodo in cui le famiglie che vanno al mare, o ai monti o all’estero con i figli che non hanno l’età per rifiutarsi di andare con loro possono sfruttare l’occasione per insegnare i primi rudimenti del denaro. Se avete già cominciato a dare ai figli la paghetta settimanale durante l’anno, come suggeriamo di fare nel nostro libro Figli & Soldi da quando hanno 7 o 8 anni, il periodo vacanziero è comunque qualcosa di speciale, e come tale va considerato. Se la pratica della paghetta non è ancora in uso, poi, può essere un’ottima idea per fare la prova. Inutile fingere che il semplice fatto di essere in località diverse, con tentazioni diverse e una disponibilità di tempo totale non stimoli infatti un plus di richieste, di esigenze, di tentazioni: le giostre, il calcetto, i ninnoli delle bancarelle, per non parlare dei gelati, delle caramelle, dei fumetti. E poi ci sono i souvenir.
Come scrive nell’articolo “Give kids a vacation budget” (”Date ai figli un budget per le vacanze”) Amy Kossoff Smith, fondatrice di The Business of Motherhood e consulente americana sulle problematiche dell’essere genitori, “è bello che siano loro a scegliere i loro souvenir, per aiutarli a ricordare il tempo passato con la famiglia”.
Nel periodo di svago fuori casa, in un contesto inevitabilmente più consumistico, concordare prima di partire una somma che vale per tutti i giorni spesi “in trasferta” ha il primo vantaggio di liberarvi dalla schiavitù della contrattazione ora dopo ora. Il piccino o la ragazzina sanno di disporre dei loro 30, 50, 100 o 200 euro a seconda delle disponibilità della famiglia, della loro età e della durata della vacanza. Ma poi ci sono tanti altri effetti positivi. Se finiscono troppo presto i soldi, è già una lezione utile (se non hanno un “rabbocco”). Se li spendono male e non ne hanno poi per qualcosa di più bello che scoprono dopo, è un’altra lezione. I “sì” e i “no” se li dicono da sè, imparando a gestire i dubbi delle scelte, gli errori, l’orgoglio della responsabilità totale. E se quest’ultima è male indirizzata nell’acquisto di fesserie, meglio fare degli sbagli quando si hanno 10 anni e 40 euro in tasca per due o tre settimane, piuttosto che più avanti. Imparare a consumare, e a distribuire le spese nel tempo in rapporto alle disponibilità non è un fatto tecnico, ma pedagogico, psicologico, che aiuta a modellare una personalità in formazione offrendo capacità finanziarie di base. Importante è anche sfruttare l’occasione per convincere i giovanissimi che tenere un budget puntuale di tutte le uscite è fondamentale. Serve a valutare, quando il borsellino è vuoto, se si è soddisfatti delle spese fatte, o se si poteva fare di meglio. Servirà per il futuro: allo studente delle medie o del liceo che saprà gestire le paghette delle settimane di scuola dopo le vacanze; ma soprattutto al giovanotto diventato grande e autonomo che avrà da affrontare le insidie degli strumenti delle banche - prestiti, mutui e investimenti - per obiettivi ben più impegnativi.
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Salve!
Prima di tutto, il tema taboo italiano: tutti i genitori adottano strategie per raddrizzare “economicamente” i figli ma nessuno ne parla apertamente, quasi a vergognarsene. Non ne capisco il motivo, per cui apprezzo la vostra iniziativa: il libro.
Quanto al tema centrale: non ho figli, ma sono figlia di genitori che mi hanno sempre viziata ma educata alla buona gestione dei soldi. Non ne abbiamo molti, ma abbiamo imparato (io e mia sorella)a gestire quei pochi soldi che avevamo, con la paghetta e i regali in danaro, nella maniera piu’utile e diligente,spendendo al momento opportuno. Questo ci ha consentito, e tutt’ora consente, di strafare, ma sempre con razionalita’, in alcuni momenti, senza pero’andare oltre le nostre possibilita’.
Dunque, come giustamente avete scritto, il punto e’che bisogna educare i bambini sin da piccoli a gestire i soldi. Una volta grandi e viziati, esigenti e abituati ad avere sempre le tasche piene, e’ troppo tardi per ritornare alla modestia, qualora le esigenze lo richiedano.
Quindi, complimenti!
Miki