E’ un quesito che suona più americano che italiano, visto che da noi è molto diffuso il ricorso alla università “sotto casa”. Del resto, in Italia le università non hanno più solo le sedi nei maggiori capoluoghi di provincia, perché negli anni recenti sono proliferate le sezioni staccate, i dipartimenti, le facoltà praticamente ovunque. In America gli studenti cercano i college migliori più sulla base della qualità, che non della vicinanza, anche se esistono ovunque università locali che hanno costi inferiori per i residenti nello stesso Stato. In Italia è la politica a portare le aule in periferia, perchè ogni potere eletto locale vuole mettersi all’occhiello la creazione di cattedre e istituzioni pagate dai contribuenti.
Comunque sia, l’articolo del Wall Street Journal di oggi 13 agosto, che ci ha fornito lo spunto per la domanda del titolo, enumera anche una serie di informazioni e di consigli che sono validissimi sotto ogni “regime educativo” per le famiglie che hanno figli da sovvenzionare mentre sono in trasferta. Anzitutto, va stabilito l’ammontare annuo, che alcune università suggeriscono sulla base di sondaggi interni tra gli studenti e di considerazioni ricavate dall’esperienza. Si va dai 1.500 dollari della Georgia Tech ai 2.265 della Università di Washington. Ma la somma conta poco, se non è accompagnata dal budget: ossia dalla fissazione delle spese che devono essere a carico del ragazzo o della ragazza. I vestiti? I viaggi a casa o di piacere nei week-end? I ristoranti, magari in presenza della mensa già pagata con la retta annua?
Da qui si vede l’importanza della consuetudine, che noi incoraggiamo nel nostro libro Figli & Soldi, di dare periodiche paghette, prima settimanali e poi mensili con il crescere dell’età, ma sempre accompagnandole con scambi di idee su come spendere e per quali esigenze. Altro spunto interessante: negli Usa ci sono programmi di lavoro ufficialmente promossi dalle scuole stesse, così i giovani possono integrare i soldi avuti dai genitori o ottenuti con prestiti o con guadagni da lavoro vero. Se hanno avuto già esperienze lavorative durante il liceo, come è abitudine diffusa, troveranno naturale la vita al college fatta di studio-lavoro. Paradossalmente, si dovrà discutere piuttosto sul numero delle ore da dedicare all’impegno per arrotondare: se sono troppe, oltre le 15-20 alla settimana, ciò può andare a scapito del rendimento scolastico. Anche se vanno al college un anno prima degli italiani, perchè la media superiore dura 4 anni, i giovani americani sono esposti ad un ambiente oggettivamente meno portato a creare “bamboccioni”.
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