Barack Obama presidente degli Stati Uniti d’America e’ un evento storico, che puo’ avere un effetto importante anche sulle famiglie e sull’educazione finanziaria dei figli. Puo’ sembrare questo l’ultimo di problemi del nuovo leader USA, ma non lo e’. Per due motivi: primo, la crisi finanziaria e’ l’emergenza che Obama deve affrontare subito e che ha le sue radici nell’analfabetismo di massa su come funzionano mutui, tassi di interesse, carte di credito, eccetera; secondo, la responsabilita’ dei genitori nell’educare i figli - spegnere per esempio la TV e i videogiochi, leggere insieme, stabilire regole e condurre una vita familiare “strutturata” - e’  uno dei cavalli di battaglia di Obama. Il neo presidente ha avuto il coraggio di usare parole dure contro la “moda”, nelle comunita’ nere urbane, dei giovani maschi “hip-hop” che ingravidano le compagne e poi scappano dai loro doveri e, specularmente, delle ragazze che fanno un figlio per ogni fidanzato, senza sposarsi e spesso abbandonando la prole a nonne esauste. Obama ne sa qualcosa, essendo stato lui stesso abbandonato dal padre africano poco dopo la sua nascita, e allevato poi fortunatamente dalla nonna bianca alle Hawaii.

Il possibile legame fra le due emergenze, quella finanziaria e quella dello sfascio delle famiglie, lo offre un modello educativo realizzato a Chicago proprio da un amico di Obama, un manager nero suo sostenitore da sempre e benefattore della comunita’ afro-americana di quella citta’: John W. Rogers Jr., creatore e gestore della societa’ di fondi comuni Ariel investment. Laureato in economia all’università di Princeton, Rogers Jr. ha iniziato a interessarsi di Borsa a 12 anni, quando suo padre a Natale e per compleanno gli regalava azioni, e nel 1996 ha creato la Ariel Community Academy, una scuola elementare e media inferiore dove si insegna l’ABC della finanza con un metodo originale. Ogni classe riceve 20 mila dollari “virtuali” che investe in azioni con l’aiuto dei gestori di Ariel durante i primi anni e poi, negli ultimi due, da sola; finiti gli otto anni, i 20 mila dollari passano agli studenti della nuova prima elementare e i “vecchi” devono dare in beneficenza metà degli eventuali profitti realizzati, mentre tengono per sé l’altra metà. Chi decide di investire la sua parte in un conto di risparmio per l’università’, riceve altri 1.000 dollari ciascuno. Per saperne di piu’, potete guardare questo video (in inglese).

Sarebbe molto bello se le lezioni dell’Accademia di Ariel - che insegna non solo finanza, ma anche tutte le altre materie e soprattutto inculca disciplina e consapevolezza che per realizzare i propri sogni nella vita bisogna lavorare duro - fossero allargate a tutti gli studenti americani e, magari, anche italiani.

2 risposte a Tutti a Chicago, a imparare dall’accademia della finanza di Obama

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  1. Luisa

    Cari amici,
    molto inetressante il perccorso proposto dalla ACA!
    Trovo che per evitare l’analfabetismo nella gestione delle proprie risorse e le gravi conseguenze che ne derivano ( errori macroscopici negli investimenti, mutui contratti senza la capacità di restituire, una “insana” economia domestica, ..) l’esperienza scolastica di cui parlate possa essere modello per creare percorsi analoghi in scuole di tutto il mondo.
    Ovviamente come primo passo è necessario preparare i docenti che dovrenno svolgere tali attività.. e questo non sarà cosa facile.
    Si potrebbe comunque partire con corsi di formazione per docenti , promossi da Enti competenti ( università di economia,..?) per poi iniziare , ove i docenti fossero preparato, esperimenti “pilota” e poco per volta allargare ad altre scuole questo ottimo percorso.
    Buon lavoro e complimenti per la vostra attività
    luisa

    03:58, Commento
  2. Giacomo Traverso

    Sono perplesso, ho l’impressione che la realtà italiana sia lontana da quella USA. Può darsi che la mia ottica sia deformata dal fatto che vivo in una città di periferia, Genova. Magari altrove è diversa, ma non lo credo, perché leggo giornali nazionali e lavoro abitualmente in Piemonte. Semmai noto un drastico stacco tra i giornali italiani e quelli tedeschi, francesi e, appunto, statunitensi. Mi pare cioè che l’argomento economia sia ignorato o quasi dai miei concittadini, in particolare dai giovani. E’ vero, tutti chiedono soldi, anche gli studenti che si stanno agitando scrivono slogan del tipo “non saremo noi a pagare”, oppure “no all’aumento delle tasse universitarie”. Ma se gli si propongono ragionamenti del tipo: non temete che questo continuo evadere le lezioni vi procurerà nel futuro problemi anche economici? Non pensate che l’attuale continuo intralcio alle attività economiche peggiorerà le condizioni di vita di tutti? Non pensate che specialmente in momenti di crisi occorra soprattutto lavorare e studiare? Io lo faccio su vari giornali, ma non sono preso in considerazione. In compenso noto l’interesse a ribattere gli insulti che vengono puntualmente pubblicati, a scandire festosamente slogan del cui significato mi pare non ci si renda esattamente conto (compresi gli interventi teorici, vecchia e noiosa maniera, di politici dell’estrema sinistra).

    10:02, Commento

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