Qualcosa si muove nelle scuole italiane. Ecco la notizia sul “Corriere della Sera” di oggi: “Dieci ore di lezione, l’educazione finanziaria entra in classe” - Il progetto dell’Osservatorio Giovani-Editori con Intesa San Paolo. Ceccherini: l’ignoranza genera poverta’
MILANO — «In che modo le banche concretamente possono aiutare le famiglie a uscire dalla crisi?», ha chiesto Virginia, dell’Istituto tecnico Mattei di Rho. «Come si può scegliere un investimento?», Gabriele, del Bernocchi di Legnano. «Alcune imprese trasferiscono soldi all’estero con la mediazione delle banche. Non si può applicare un codice etico?», Alessio, anche lui del Bernocchi. «Quanto costerà all’Italia la crisi della Grecia?», Alessandro, del De Nicola di Sesto San Giovanni.
«Domande difficili». Così le ha definite ieri mattina Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, rispondendo, senza sottrarsi, al fuoco di fila dei 250 studenti intervenuti al liceo Parini di Milano per il passaggio ufficiale dalla sperimentazione all’avvio istituzionale di «Cultura finanziaria a scuola: prepararsi a scegliere», il progetto nato all’interno dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori per educare i ragazzi a fare scelte più consapevoli per il proprio futuro.
«L’ignoranza genera sempre povertà. E l’ignoranza finanziaria genera a maggior ragione impoverimento economico», ha spiegato agli studenti Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio e ideatore, con Passera, dell’iniziativa. «Questo progetto è importante. Nasce dallo stato drammatico della cultura finanziaria nel nostro Paese. Nel 2008 il Consorzio PattiChiari, in collaborazione con The European House-Ambrosetti, ha calcolato l’indice della cultura finanziaria in Italia. Il risultato medio dell’italiano tipo, in una scala da 1 a 10, è di 3.5. Quello francese 3.8, l’inglese 4.6 e il tedesco 5.1. Noi vogliamo rendervi più padroni dei vostri soldi e più capaci di amministrarli con la vostra testa. Vi mettiamo a disposizione gli strumenti, a poche condizioni: la formazione dei vostri insegnanti; l’impegno a svolgere in classe dieci ore di lezione dedicate all’educazione finanziaria; la garanzia di un ritorno, compilando una serie di questionari che attesterà se il progetto ha dato i suoi frutti».
Il bacino potenziale dell’iniziativa è il milione 786.538 studenti che già aderiscono al «Quotidiano in classe», la sfida lanciata dieci anni fa per portare i giornali nelle scuole. Una prima fase sperimentale del nuovo progetto dedicato alla cultura economica si è svolta nell’anno scolastico 2008-2009, quando 1.179 docenti e 53.112 ragazzi di 2.213 classi si sono impegnati a ragionare su banche e mercati. Nel frattempo Gfk Eurisko ha indagato su un campione di quattromila studenti e 200 insegnanti per cucire su misura il programma più adeguato di «Cultura finanziaria a scuola: prepararsi a scegliere».
Corrado Passera ha quindi motivato la scelta di scendere in prima linea con Intesa San Paolo. «La banca vuole interlocutori più preparati e consapevoli. In molti casi si esce dalla scuola senza conoscere la differenza tra un’azione e un’obbligazione, tra il Pil e un mandarino». Risate in sala. «Ma capire l’economia e la finanza serve anche a comprendere meglio ciò che succede intorno a noi. Come per esempio perché c’è la crisi e perché l’Italia cresce meno di altri Paesi».
Il via alle domande viene dato dal vicedirettore del Corriere della Sera, Daniele Manca: «Come fa un libretto di risparmio a trasformarsi in un posto di lavoro?». E Passera: «Questo è il bello delle banche. Perché finanziano l’imprenditore che produce un bene, la famiglia che fa il mutuo per acquistare una casa, il costruttore che realizza un ponte». I giovani, per nulla intimiditi, incalzano l’ad di Intesa San Paolo. Chiede Arianna, del Commerciale Bernini di Melegnano: «Davvero investirete su di noi quando vi chiederemo un aiuto per aprire un’attività?». Passera: «Lo stiamo già facendo. Banca Prossima, che è l’istituto creato per il mondo del volontariato, ha già finanziato l’apertura di 360 asili nido». Sull’evasione all’estero: «Vengono fatti controlli automatici e personali sui conti. Quando siamo a conoscenza di una transazione che non rispetta le regole informiamo l’Antiriciclaggio».
I novanta minuti regolamentari si chiudono, un po’ in ritardo, sulle note di Tiziano Ferro. Prima di uscire, Paola Vaccarella, docente di Diritto al Bernocchi di Legnano, commenta: «Noi la buona volontà ce la mettiamo. Ma con la riforma Gelmini ci è stata tolta l’ora di Diritto nel biennio tecnologico. È così che ci aiutano a fare cultura finanziaria?».
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