In America si tirano le somme del programma Spark (che vuol dire scintilla) e i risultati sono deludenti. Avevamo dato notizia l’anno scorso della iniziativa sperimentale di New York, supervisionata dal professore di economia di Harvard Roland Fryer, che puntava ad aumentare l’impegno scolastico degli scolari dando un incentivo economico diretto: dollari contro esami passati brillantemente. Il campione sono stati 8.300 studenti di scuole pubbliche delle classi quarta elementare e seconda medi inferiore. Per coloro che, negli due anni, avessero passato con successo gli esami di matematica e di lettura (inglese) erano a disposizione 500 dollari cadauno. Il denaro è stato in effetti distribuito, 1,5 milioni di dollari provenienti da fondazioni private di carità: in media i ragazzi e le ragazze di quarta hanno intascato 139,43 dollari ciascuno, e quelli di seconda media 231,55 dollari. Ma “il fornire incentivi per il superamento dei test non ha avuto alcun effetto misurabile”, ha detto l’economista Fryer a conclusione dell’analisi sui due primi anni di vita di Spark.
La media dei risultati nelle scuole del campione è restata esattamente dove era prima. Tra scuole con Spark e senza Spark non si sono notate variazioni di performances. La scintilla della volontà ad impegnarsi di più nello studio, insomma, non è scattata grazie all’obiettivo di incassare una somma cash. Per motivare i ragazzi occorrerà far leva su altre molle: prima fra tutte, la buona qualità degli insegnanti.
Noi, come avevamo argomentato nel nostro libro Figli & Soldi, siamo sempre stati scettici nel subordinare la paghetta ai buoni voti scolastici, come pure ai lavoretti di casa: i risultati di questo esperimento paiono confermare la nostra tesi. Alla notizia di Spark avevamo espresso comunque apertura e curiosità sul suo esito, e per la verità ci avrebbe fatto piacere l’essere smentiti dai fatti: se la scorciatoia della spinta economica avesse funzionato a dovere, sarebbe stato un’arma in più nella battaglia per elevare il livello educativo e di conoscenza dei giovanissimi, anche nel campo della formazione economica di base, che è un nostro chiodo fisso.
Da giornalisti economici specializzati nella consulenza agli investimenti e per un rapporto del pubblico più informato con banche ed assicurazioni siamo convinti che l’ignoranza sui meccanismi finanziari vada combattuta a partire dai banchi di scuola, e attorno al tavolo della cucina quando in famiglia si parla (o meglio non si parla), di soldi, di stipendi, di mutui … e di paghetta.
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