“Dobbiamo insegnare le basi dell’economia e della finanza in modo che la gente possa prendere decisioni finanziarie nel mondo che cambia. C’è l’interesse composto, c’è l’inflazione… Questi sono principi basilari, e sono anche soggetti veramente scientifici”. Lo ha detto intervistata dal New York Times, il 9 aprile, la professoressa italiana Annamaria Lusardi, che insegna economia al Darmouth College ed è una ricercatrice associata al National Bureau of Economic Research. Tema dell’articolo, i progressi troppo lenti nell’educazione economica anche nell’America, che è priva del tabù del denaro ma dove il federalismo offre risposte diverse da Stato a Stato a questa esigenza reale.
Solo in 13 Stati le leggi locali richiedono che gli studenti facciano corsi di economia e finanza personale nei licei, cioè prima di avere la graduation, l’equivalente della maturità italiana. La consolazione è che erano solo sette nel 2007, secondo il Consiglio per l’Educazione Economia (Council for Economic Education). Contemporaneamente, 34 Stati (compresi i 13 citati) prevedono la finanza personale all’interno delle linee guida dei propri curriculum generali (un “consiglio”, non un vincolo quindi), anche in questo caso con un avanzamento dai 28 Stati che la suggerivano nel 2007. “Purtroppo il motto che se per una materia non c’è l’esame di verifica finale questa materia di fatto non viene insegnata a dovere è verissimo nel caso della finanza personale”, si lamenta però Gary Stern, ex presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis (Minnesota). Stern oggi svolge le funzioni di presidente del Council for Economic Education, l’ente incaricato di fornire i programmi formativi di economia e di finanza pratica alle scuole e ai provveditorati che li richiedono.
Eppure, una ricerca del professor Michael S. Gutter, assistente di “gestione delle finanze familiari” alla University of Florida, ha dimostrato che insegnare a usare con cognizione di causa il denaro ai ragazzi delle medie e dei licei è molto utile per la loro formazione. Da un sondaggio del 2009 tra 15.700 studenti di 15 università che venivano sia da Stati che avevano e sia da Stati che non avevano le leggi che impongono di studiare finanza personale, è emerso che i ragazzi che hanno seguito i corsi di economia concreta sono più propensi a tenere e a rispettare un budget proprio, a risparmiare, a usare con maggiore responsabilità la credit card e a pagare con puntualità i debiti assunti. Ma la stessa ricerca ha confermato che “anche l’apprendimento sociale è molto potente”. Ossia il ruolo della famiglia, paghetta compresa, che abbiamo caldeggiato nel nostro libro Figli & Soldi (nelle due edizioni, nel 2001 e nel 2008).
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Intervengo con piacere sul tema riportato da Maria Teresa e Glauco. Anche in Italia qualcosa si muove e vi segnalo la seguente notizia:
a Roma, Explora, il museo dei bambini, svolge molte iniziative sostenibili ed educative. Il rispetto della natura applicato per esempio al risparmio energetico, trovo che possa essere un ottimo link per associarlo al risparmio economico e finanziario. Tra gli sponsor di Explora, il museo dei bambini, per il settore finanziario segnalo l’autorevole Ente Sovranazionale EIB European Investment Bank (da noi meglio conosciuta come Banca Europea per gli investimenti. Per chi abita nella Capitale o vi si reca con i figli e vuole saperne di più il sito del museo è www.mdbr.it. Un cordiale saluto a tutti