Sul CorrierEconomia di oggi e’ uscita l’intervista fatta da Maria Teresa ad Annamaria Lusardi, professoressa di Economia al Dartmouth college e responsabile del nuovo Financial literary center. Ecco qui il testo:

Quasi la metà degli americani intervistati sul livello di rischio di una singola azione rispetto a quello di un fondo comune azionario hanno risposto sbagliato. Oltre un terzo non sa nemmeno come funziona il tasso di interesse su un semplice conto corrente. Figuriamoci poi capire il tasso d’interesse composto sui debiti o i meccanismi delle rate dei mutui. Non stupisce che sulla base di questa diffusa ignoranza la gente prenda decisioni sbagliate per la propria salute finanziaria e con effetti negativi per l’intera società, come si è visto con la recente crisi dei mutui subprime. Lo sottolinea Annamaria Lusardi, dal 1992 professoressa di Economia al Dartmouth college (una delle otto università americane dell’Ivy League), commentando con il CorrierEconomia i risultati dell’ultimo sondaggio condotto negli Usa dalla autorità di regolamentazione della industria finanziaria Finra, sulla cui base il governo dovrebbe lanciare nuove iniziative per insegnare l’ABC della finanza personale a chi ne ha più bisogno.

Le tre domande di base del sondaggio le ha elaborate la stessa Lusardi, massima esperta in questa materia a livello mondiale e responsabile del nuovo Financial literary center, creato lo scorso ottobre da Dartmouth in collaborazione con la scuola di business Wharton della University of Pennsylvania, con la Rand corporation e con il finanziamento della Social security (l’Inps americana). Dopo la laurea in Economia alla Bocconi di Milano nell’86, Lusardi ha iniziato a occuparsi di risparmio e poi di educazione finanziaria – uno dei temi al centro del convegno di Assogestioni del 21/23 aprile sponsorizzato dal Corriere della Sera - fin dagli studi per il dottorato ottenuto nel ’92 a Princeton (dove suo maestro è stato anche l’attuale governatore della Federal Reserve Ben Bernanke).  

Perché questa passione?

“Perché i dati micro sul comportamento dei risparmiatori mostrano che quando si parla di povertà il problema non e’ solo il basso reddito, ma anche lo scarso livello di cultura finanziaria. La crisi ha fatto capire quanto sia pericoloso affidare sempre maggiori responsabilità agli individui nelle scelte sul proprio futuro finanziario, senza però dar loro gli strumenti per prenderle. Per esempio è stato possibile indebitarsi senza limiti con le carte di credito o con i mutui immobiliari, senza capire come si accumulano gli interessi passivi; oppure decidere come investire i risparmi pensionistici senza sapere se è più rischioso comprare le azioni di una singola azienda o un fondo comune azionario”.  

La situazione è diversa fra l’America e l’Europa, Italia compresa?

“Non ci sono sondaggi perfettamente confrontabili. Stiamo facendo il primo studio internazionale in collaborazione con il CeRP in Italia. Ma da ricerche analoghe, realizzate per esempio dalla Banca d’Italia, la situazione fuori dagli Usa appare anche peggiore”.  

Chi può intervenire e come?

“Cominciamo dal come. Non basta un seminario ogni tanto, come quelli offerti dalle aziende ai dipendenti alle prese con i fondi pensione. È come dare un’aspirina a chi ha una polmonite. E nemmeno si possono imporre corsi a chi ha lasciato la scuola media superiore e non ama star seduto in classe. Bisogna capire che cosa vuole la gente. Noi stiamo sviluppando nuovi prodotti per aiutare le persone a prendere decisioni finanziarie sensate, ma tenendo conto delle loro preferenze. Per esempio stiamo collaborando con Doorways to Dreams (D2D), un ente not-for-profit fondato da Peter Tufano della Harvard business school, che ha creato un videogame,  Celebrity Calamity, rivolto alle donne che hanno solo la licenza della media inferiore e che amano questi giochi”.  

Che cosa insegna?

“A usare le carte di credito senza finire in bancarotta per i debiti accumulati. Si gioca il ruolo del manager di una star dello spettacolo o dello sport, che vuole comprare tanti oggetti: iPod, vestiti, gioielli. Gli oggetti ‘piovono dal cielo’ e bisogna afferrarli e decidere come pagarli: se si supera troppo i limiti di credito, si pagano molte commissioni di scoperto, la star è scontenta di andare in rosso e licenzia il manager. Il gioco ha diversi livelli, sempre più difficili e superandoli si imparano nuove cose. Sarà probabilmente distribuito attraverso una grande catena di supermercati come WalMart al prezzo di costo, perché le cose gratuite non sono apprezzate”.   

Non pensate a iniziative anche nelle scuole?

“In questo primo anno ci stiamo occupando di adulti, ma certo le scuole sono un punto di contatto fondamentale con i giovani. E non fare educazione finanziaria a scuola contribuisce alla diseguaglianza economica fra le persone: da lì può partire una vera democratizzazione della finanza”.  

Torniamo a chi dovrebbe promuovere l’alfabetizzazione finanziaria…

“I governi hanno un ruolo cruciale, perché fanno già molte politiche sociali e sanno che quando si diffondono errori finanziari ‘di massa’ alla fine sono i contribuenti a pagare. Non si può tornare indietro o vietare certi prodotti: come non si può vietare  la vendita di un’auto veloce, ma si chiede la patente per guidarla, così bisognerebbe assicurarsi che i clienti delle banche e delle finanziarie abbiano le conoscenze di base per poter scegliere”.  

Non possono gli operatori stessi fare opera di educazione?

“No, perché hanno un inerente conflitto di interessi. L’industria finanziaria deve promuovere l’educazione e dare risorse per svilupparla, ma non può farla direttamente: deve delegarla a esperti indipendenti. È nel suo interesse farlo, perché se la gente resta troppo ignorante, sta fuori dai mercati”.  

Gli esperti possono essere dei consulenti finanziari indipendenti?

“L’educazione è diversa dalla consulenza finanziaria: la prima fornisce le nozioni di base agli individui per navigare il sistema; la seconda serve a fornire suggerimenti e guide nella scelte. Tuttavia, senza avere nozioni di base e’ difficile per gli individui rivolgersi ai consulenti finanziari e/seguire i loro consigli. In altre parole, l’alfabetizzazione finanziaria e’ necessaria ed inevitabile.  Come in passato non sarebbe stato possibile operare nella società senza sapere leggere e scrivere, così oggi e’ impossibile operare nel mondo moderno senza sapere l’abc finanziario”.

Ancora nessun commento a Non si sopravvive senza l’ABC della finanza

RSS per i commenti | Link per i trackback

Scrivi un commento

XHTML: Puoi usare questi tag XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

Ultimi Post

In Evidenza