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	<title>Figli &#38; soldi</title>
	<link>http://figliesoldi.ormedilettura.com</link>
	<description>Come insegnare a gestire il denaro?</description>
	<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 13:21:36 +0000</pubDate>
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		<title>Il computer, arma a doppio taglio per gli studenti delle medie</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 13:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

		<category><![CDATA[Telefonini, internet &amp; Co.]]></category>
<category>computer</category><category>finanziamento</category><category>governo</category><category>matematica</category><category>voti</category>
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		<description><![CDATA[Diffondere l’uso dei computer tra gli studenti delle scuole medie, tra i 10 e i 13 anni, non è una scorciatoia per migliorare le loro capacità nelle materie accademiche, dalla matematica alle lingue alla lettura. Anzi, può portarli fuori strada e farli peggiorare nel rendimento. Lo dimostrano una serie di studi di economisti citati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diffondere l’uso dei computer tra gli studenti delle scuole medie, tra i 10 e i 13 anni, non è una scorciatoia per migliorare le loro capacità nelle materie accademiche, dalla matematica alle lingue alla lettura. Anzi, può portarli fuori strada e farli peggiorare nel rendimento. Lo dimostrano una serie di studi di economisti citati in <a href="http://www.heraldtribune.com/article/20100711/ARTICLE/7111044/2055/NEWS">un articolo dell’11 luglio sul New York Times </a>a firma di Randall Stross, professore di business alla Università statale di San Jose (California). &#8220;Abbiamo trovato un effetto negativo sui successi scolastici&#8221;, ha detto Ofer Malamud (University di Chicago), che con Cristian Pop-Eleches (Columbia University di New York), aveva condotto nel 2009 una ricerca in Romania.</p>
<p>Il governo di Bucarest aveva offerto a un certo numero di famiglie, di livello economico basso e medio-basso, l’equivalente di 300 dollari Usa per comprarsi un computer. Tra le famiglie che avevano fatto domanda, un certo numero fu scartato dalla sovvenzione e funzionò quindi come materia di paragone a esperimento finito. I due ricercatori, in una anticipazione dell’articolo completo sul loro lavoro che apparirà l’anno prossimo sul trimestrale <em>Quarterly Journal of Economics</em>, scrivono di aver trovato &#8220;forte evidenza che i ragazzini nelle case che avevano vinto il finanziamento avevano ottenuto poi voti a scuola significativamente più bassi in matematica, inglese e rumeno&#8221; rispetto ai figli delle famiglie in cui non era entrato il computer. L’unica &#8220;materia&#8221; in cui i teenager &#8220;fortunati&#8221; hanno migliorato è stata la capacità di usare il computer.</p>
<p>Negli Usa una ricerca analoga è stata condotta sugli effetti della diffusione della banda larga in Nord Carolina, dove dal 2000 al 2005 sono aumentati i provider da uno a 4, migliorando l’accesso a Internet. Jacob Vigdor e Helen Ladd, professori di politica pubblica alla Duke University, hanno pubblicato uno studio dal titolo &#8220;<a href="http://www.hks.harvard.edu/pepg/PDF/events/colloquia/Vigdor_ScalingtheDigitalDivide.pdf">Scaling the digital divide</a>&#8221; (Superare il divario digitale) sulle conseguenze che ha avuto la maggiore facilità di accedere alla rete nei voti scolastici dei giovani studenti medi. Rispetto a prima, &#8220;gli studenti ottennero voti significativamente più bassi in matematica dopo l’ingresso sul mercato del primo provider e ancor più bassi quando salirono a quattro&#8221;. Analizzando in dettaglio, i ricercatori scoprirono che il calo di rendimento non fu però uguale in tutto lo Stato, ma molto più accentuato nei quartieri ed aree a predominanza di famiglie di basso reddito, presumibilmente dove i ragazzi avevano minore supervisione.</p>
<p>La tecnologia diffusa è insomma uno strumento in più, ma non garantisce di per sè di aiutare la gente a migliorare la propria cultura. Anzi, può essere deviante, come i computer che permettono di accedere a tutto lo scibile, ma anche ai videogiochi o  peggio. La voglia di imparare ha bisogno di altri stimoli: la direzione e l’esempio delle famiglie a casa, la bravura e la dedizione degli insegnanti a scuola nel motivare l’attenzione dei giovanissimi. Nel blog precedente sulla esperienza della scuola media 223 del Bronx, i ragazzini di famiglie nere o ispaniche dei ceti più svantaggiati hanno fatti passi da gigante in matematica e inglese, nella scrittura e nella lettura, perchè bravi maestri hanno trovato il grimaldello dell’insegnamento dell’economia &#8220;praticata&#8221; per farne dei discepoli motivati e svegli. I computer ci sono, sui banchi del Bronx, ma usati seriamente come lo erano la penna, il gesso e le lavagne fino a pochi anni fa nelle scuole ben gestite.</p>
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		<title>In una media del Bronx (NY) l’economia è scuola di vita</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 16:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ la Scuola Media 223, ma è più conosciuta come la &#8220;Lab School of Finance and Technology&#8221; (Scuola-Laboratorio di finanza e tecnologia) ed è di fatto un laboratorio di vita, dove si &#8220;lavora&#8221; per &#8220;guadagnare&#8221; del &#8220;denaro&#8221; spendibile nel &#8220;negozio&#8221; della stessa scuola per comprare servizi e mercanzia varia. L’economia e l’educazione finanziaria, praticati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ la Scuola Media 223, ma è più conosciuta come la &#8220;<a href="http://www.ms223.org/">Lab School of Finance and Technology</a>&#8221; (Scuola-Laboratorio di finanza e tecnologia) ed è di fatto un laboratorio di vita, dove si &#8220;lavora&#8221; per &#8220;guadagnare&#8221; del &#8220;denaro&#8221; spendibile nel &#8220;negozio&#8221; della stessa scuola per comprare servizi e mercanzia varia. L’economia e l’educazione finanziaria, praticati in ogni aspetto della vita scolastica, sono intesi come uno strumento per imparare le materie di base, e soprattutto la matematica ne ha tratto un grande giovamento. L’esperimento è nel Bronx, il <em>borough</em> (distretto) di New York dove più acuto è il problema dell’insegnamento inefficace da parte delle scuole pubbliche. Alla &#8220;223&#8243;, invece, il lavoro del preside e cofondatore Ramon Gonzales sta dando ottimi frutti. &#8220;Per me l’insegnamento della educazione finanziaria è la quarta R&#8221;, ha detto a Barbara Martinez, giornalista del <em>Wall Street Journal</em> che ha dedicato al caso un articolo dal titolo &#8220;<a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704103904575337012196965360.html">Una scuola trova le basi economiche del successo</a>&#8220;.</p>
<p>Le prime tre R, nel gergo americano dell’educazione, sono la lettura (Reading), la scrittura (’Riting) e la aritmetica (’Rithmetic), e anche se non comincia per R, l’economia merita per Gonzales la stessa importanza. Di per sè, insegnando i rudimenti dell’uso del denaro e i meccanismi che regolano i comportamenti umani, e strumentalmente per migliorare anche i risultati nelle altre materie.</p>
<p>Nel 2003, solo il 10% di chi era nella prima media superava il test di matematica, dice il preside. &#8220;Oggi sono otto su 10&#8243;. In aprile la Intel ha selezionato la scuola tra le 18 finaliste a livello nazionale per il premio ai programmi più innovativi di matematica e scienze. Frequentata per la quasi totalità da ispanici e afro-americani, la Lab School ha meritato il massimo voto dal Provveditorato agli Studi di New York negli ultimi tre anni. Gli studenti &#8220;guadagnano&#8221; dei &#8220;dollari della scuola&#8221; se mostrano qualità e valori positivi nel corso dell’attività quotidiana: lavoro di squdra, determinazione, spirito di generosità verso gli altri, buoni risultati accademici e capacità di riflessione. Con questi &#8220;dollari della scuola&#8221; possono andare nel negozio, gestito dagli stessi studenti-dirigenti (pagati a loro volata con gli stessi &#8220;dollari&#8221;) e comprare per esempio un diario (10 dollari), un dischetto per computer (30) e così via. Chi non li spende e li risparmia prende un 10% di interesse. L’idea della scuola laboratorio a Gonzales è venuta studiando alla Columbia l’acume economico mostrato dalle gangs dei giovanissimi balordi di Harlem nella loro microeconomia sotterranea, per lo più fuorilegge. Perchè non usare tanta brillantezza naturale a fin di bene con i ragazzini di 11-13 anni, prima che prendano brutte strade? Da qui l’idea dell’insegnamento attraverso un sistema che parte dai comportamenti e li plasma e li orienta a finalità positive. Per eliminare i ritardi, la ginnastica è sempre nella prima ora. Per eliminare le bigiate del venerdì, le ore di arte e musica sono concentrate in quel giorno. E per far funzionare bene il negozio è bastato dare al giovanissimo &#8220;capo-ufficio&#8221; Misael Salas, oltre ai 10 &#8220;dollari&#8221; di paga oraria, la responsabilità di assumere e licenziare i suoi collaboratori (paga di 5 &#8220;dollari&#8221; per ora). &#8220;Bisogna stare attenti bene a chi scegliere&#8221;, ha detto alla giornalista. &#8220;Ho appena licenziato uno che non mi dava retta&#8221;.</p>
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		<title>Le 5 istituzioni economiche italiane insieme per l’educazione finanziaria</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Risparmi e investimenti]]></category>

		<category><![CDATA[I soldi in famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Bollettino della Consob di lunedì 14 giugno apprendiamo, e ci fa piacere, di un altro passo delle maggiori istituzioni italiane nella direzione giusta, creare cultura finanziaria per il pubblico dei consumatori e degli investitori. &#8220;La Banca d’Italia, la Consob, la Covip, l’Isvap e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato hanno sottoscritto un Protocollo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal Bollettino della Consob di lunedì 14 giugno apprendiamo, e ci fa piacere, di un altro passo delle maggiori istituzioni italiane nella direzione giusta, creare cultura finanziaria per il pubblico dei consumatori e degli investitori. &#8220;La Banca d’Italia, la Consob, la Covip, l’Isvap e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato hanno sottoscritto un Protocollo di intesa in materia di educazione finanziaria finalizzato a promuovere e realizzare iniziative congiunte, rafforzare gli strumenti di cooperazione reciproca già esistenti e coordinare attività future&#8221;, si legge sul Bollettino settimanale. &#8220;L’intesa tra le cinque Autorità muove dalla consapevolezza dell’importanza dell’educazione finanziaria nel realizzare le esigenze di tutela dei cittadini che utilizzano servizi bancari, finanziari, previdenziali e assicurativi, e dal convincimento che un diffuso livello di conoscenza sui temi finanziari sia in grado di apportare benefici alla stabilità finanziaria e alla società nel suo complesso. Le Autorità, quale prima iniziativa da attuare congiuntamente in base al Protocollo, predisporranno un portale web comune per presentare in forma organica tutti i materiali educativi e i supporti tecnici già esistenti e curarne il successivo sviluppo. Il testo del Protocollo è consultabile sui rispettivi siti Internet delle cinque Autorità che lo hanno sottoscritto (<a href="http://www.bancaditalia.it/">Banca d’Italia </a>, <a href="http://www.consob.it/">Consob</a> , <a href="http://www.covip.it/homepage.htm">Covip</a> , <a href="http://www.isvap.it/isvap/imprese_jsp/HomePage.jsp">Isvap </a>, <a href="http://www.agcm.it/">Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</a> ).&#8221;</p>
<p>Mentre applaudiamo comunque all’idea di un portale web congiunto, avvertiamo fin da ora di un rischio possibile: quello di parlare solo al pubblico dei già acculturati, disponibili ad accedere ai siti ufficiali. Che sono sicuramente perfetti nelle loro informazioni tecniche ma che non hanno migliorato finora la situazione, a giudicare dal livello di conoscenza della gente comune. La comunione degli sforzi deve comportare un salto di qualità nel linguaggio, nella forma espositiva, nella capacità di catturare e interessare la platea degli esclusi. E’ facile dirlo e difficilissimo farlo. Se esiste questa consapevolezza si può sperare. Ma esiste?</p>
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		<title>Lavoretti estivi: una lezione sul valore del denaro e il peso dei debiti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 15:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Lavori e lavoretti]]></category>

		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Estate, tempo di vacanze per gli studenti americani? Non per tutti, almeno non per tutti i tre mesi scarsi da qui a fine agosto, quando si ricomincia. C’è la crisi occupazionale, c’è la recessione. Ma i ragazzi e le ragazze da 16 anni in su, ancora al liceo e ancor di più se sono al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2" face="Tahoma" color="#000000"><font size="3">Estate, tempo di vacanze per gli studenti americani? Non per tutti, almeno non per tutti i tre mesi scarsi da qui a fine agosto, quando si ricomincia. C’è la crisi occupazionale, c’è la recessione. Ma i ragazzi e le ragazze da 16 anni in su, ancora al liceo e ancor di più se sono al college, già da qualche mese sanno dove andranno a fare stages, internships, o lavori veri e propri in grandi magazzini, negozietti, campus estivi, uffici, ristoranti. Si prenotano direttamente, per canali di conoscenze familiari o di quartiere, e in altri casi sono grandi banche, come la Chase a New York, ad invitare gli alunni di certe scuole a partecipare alla selezione per &#8220;fare esperienza e conoscenza&#8221; del mondo bancario dall’interno. Non sono i dollari in palio, che peraltro non sempre ci sono, a costituire motivo di attrazione. L’impegno estivo è parte di quella educazione all’economia concreta che tanto manca (anche) in America, e di cui tutti i formatori, le aziende del settore finanziario e i genitori più avveduti sentono l’esigenza. Due articoli molto interessanti apparsi sul New York Times del 29 maggio, a firma Ron Lieber e Paul Sullivan, e uno sul New York Post del 6 giugno (&#8221;<a href="http://www.nypost.com/f/print/news/opinion/opedcolumnists/subprime_goes_to_college_FeiheNJfGYtoSwmtl5etJP">Subprime goes to college</a>&#8221; di Steve Eisman) illustrano la posta in gioco, e i rischi a non affrontare la partita con serietà, per le famiglie e per la società in generale.</font></font><font size="2" face="Tahoma" color="#000000"><font size="3">&#8220;<a href="http://www.nytimes.com/2010/05/29/your-money/29wealth.html?scp=2&amp;sq=Hayworth&amp;st=cse">Insegnare il valore del lavoro ai figli dell’agiatezza</a>&#8220;, di Sullivan, racconta di come Steven Hayworth, Ceo di una banca della Florida, sia soddisfatto ed orgoglioso perché la figlia andrà a fare la commessa in un negozietto di moda. E’ un caso modello, che serve da buon esempio e insegnamento. &#8220;Come genitore che ha lavorato tutta la vita con qualche successo, una delle grandi lezioni che ho appreso è quanto vale un singolo dollaro&#8221;, dice Steven. E spera che verificando di persona quanto lavoro si deve fare (tempo dedicato, impegno, attenzione, anche fatica fisica) per guadagnare qualcosa, la sua &#8220;bambina&#8221; acquisti quella prospettiva che rischia di non avere, visto che la famiglia le ha sempre pagato finora di tutto, e potrebbe farlo anche in futuro. Lieber (titolo: &#8220;<a href="http://www.nytimes.com/2010/05/29/your-money/student-loans/29money.html?ref=your-money">Di chi è la colpa se gli studenti sono oberati dai debiti</a>&#8220;) e Eisman indagano su un’altra conseguenza della incultura economica. Quella della leggerezza con cui tante famiglie si indebitano senza pensare al fardello che verrà nel momento in cui iscrivono i figli a costose università. Dei mutui subprime sappiamo tutto, ormai, anche come è andata. La gente prendeva la casa senza metterci niente altro che la firma in banca per indebitarsi, e la banca non si preoccupava del reddito del compratore perchè poi sbolognava i mutui a Freddie Mac e Fannie Mae (di fatto, allo Stato), o comunque sperava di farlo. Risultato, &#8220;perdita&#8221; della casa che mai era stata in realtà acquistata dal &#8220;proprietario&#8221; finto, e banche a catafascio. Per i prestiti scolastici si profila un bis. Le università (il prezzo della retta delle più care è di 50mila dollari all’anno, quattro anni costano come una villetta in Florida) non negano mai l’iscrizione agli studenti selezionati. Ma a far degenerare il sistema sono aziende che &#8220;inventano&#8221; corsi di formazione per ottenere l’accredito da parte di organismi &#8220;indipendenti&#8221; e privati, pro-profit (l’equivalente delle agenzie di rating che davano le tre A ai maxibond infarciti di debiti difficilmente ripagabili) al solo scopo di poter erogare prestiti &#8220;educativi&#8221; e lucrare su commissioni e interessi. E se l’indebitato, alla fine del college vero o dei corsi fittizi, non può rimborsare il debito finisce in bancarotta personale. E i contribuenti saranno chiamati a tappare il buco come hanno fatto con le banche e le finanziarie piene di bond tossici.</font></font></p>
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		<title>OCSE e Banca d&#8217;Italia a Roma, convegno mondiale sull&#8217;educazione finanziaria</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 13:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo volentieri l&#8217;invito-annuncio del V Simposio Internazionale sulla Educazione Finanziaria, che si terra&#8217; a Roma il 9 giugno, ospitato dalla Banca d&#8217;Italia e dall&#8217;OCSE, l&#8217;organizzazione per lo sviluppo economico mondiale. I temi della giornata sono i seguenti: 1) Monitoraggio dei progressi nelle iniziative di educazione finanziaria già avviati; 2) Comportamenti economici ed educazione finanziaria; 3) L&#8217;educazione finanziaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2" face="tahoma">Pubblichiamo volentieri l&#8217;invito-annuncio del <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/41/5/45038714.pdf">V Simposio Internazionale sulla Educazione Finanziaria</a>, che si terra&#8217; a Roma il 9 giugno, ospitato dalla Banca d&#8217;Italia e dall&#8217;OCSE, l&#8217;organizzazione per lo sviluppo economico mondiale. I temi della giornata sono i seguenti: 1) Monitoraggio dei progressi nelle iniziative di educazione finanziaria già avviati; 2) Comportamenti economici ed educazione finanziaria; 3) L&#8217;educazione finanziaria in rapporto ai fondi pensione a contribuzione definita, come i fondi pensione complementari italiani. I relatori sono di alto livello, accademici o funzionari di agenzie governative (c&#8217;è anche la Consob). Sicuramente, le analisi che verranno proposte rappresenteranno i punti più avanzati sul &#8220;che fare&#8221; per migliorare la situazione (segnaliamo anche questo sito: <a href="http://www.financial-education.org/pages/0,3417,en_39665975_39666038_1_1_1_1_1,00.html">International Gateway for Financial Education</a>, gestito dalla stessa Ocse su questi temi). Si tratta però del Quinto Simposio, e ciò fa affiorare un certo scetticismo. Visto che i primi quattro simposi svolti negli anni precedenti non hanno evitato la crisi finanziaria devastante dell&#8217;ultimo biennio, e neppure aumentato di un epsilon il livello economico-finanziario della gente comune, forse bisognerà che i partecipanti, abituati per il loro rango a volare alto, si impegnino anche a tradurre in iniziative concrete, e in fretta, le risultanze dei loro lavori certamente di grande qualità scientifica. Il rischio è che il circuito delle autorità (professori, psicologi, dirigenti di enti pubblici) per la &#8220;educazione finanziaria&#8221;) diventi come il circuito dei &#8220;professionisti del cambio climatico&#8221;. Quand&#8217;anche fosse vero che la terra si scalda, abbiamo imparato dai convegni solenni, tipo l&#8217;ultimo di Copenhagen, che il solo effetto concreto che esce dalle deliberazioni dei panel di discussione è la &#8230; convocazione del meeting successivo. </font></p>
<p><font size="2" face="tahoma">Per carità, le riflessioni, le analisi e i sondaggi sono indispensabili strumenti cognitivi, e possono davvero partorire idee brillanti. Ma per coinvolgere i più interessati, giovanissimi che escono ignoranti da scuola  e lavoratori verso la pensione che non sanno la differenza tra un bond e una azione nei loro fondi pensione, occorre partire dalla cucina di casa in cui si parla di paghetta, e dalla lavagna delle elementari dove insegnare l&#8217;interesse composto. Per far prendere dimestichezza con il denaro così come si fa, con più impegno e serietà da parte di famiglie ed educatori, con l&#8217;alimentazione, con l&#8217;educazione sessuale, con la religione, persino con il traffico stradale. </font></p>
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		<title>La Banca d’Italia vuole una legge sulla educazione finanziaria</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 04:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 maggio Maurizio Trifilidis, titolare dell’Unità Coordinamento d’Area e Collegamento Filiali Area Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, ha parlato nella Commissione Industria e Commercio del Senato in appoggio ad iniziative legislative, attualmente in attesa di discussione in Parlamento, che promuovano la diffusione della cultura economico-finanziaria nelle scuole e nel Paese.
«La Banca d&#8217;Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 maggio Maurizio Trifilidis, titolare dell’Unità Coordinamento d’Area e Collegamento Filiali Area Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, ha parlato nella Commissione Industria e Commercio del Senato in appoggio ad iniziative legislative, attualmente in attesa di discussione in Parlamento, che promuovano la diffusione della cultura economico-finanziaria nelle scuole e nel Paese.</p>
<p>«La Banca d&#8217;Italia ritiene che un intervento legislativo in materia di educazione finanziaria sia utile e necessario», ha detto Trifilidis nella audizione sui disegni di legge in materia. «Le proposte di legge, se approvate - ha aggiunto Trifilidis - rappresenterebbero un passo avanti; un passo nella direzione seguita dai Paesi più avanzati. Le esperienze già maturate a livello internazionale costituiscono un proficuo punto di riferimento: sotto il profilo della partecipazione delle Autorità di Vigilanza; del coordinamento delle iniziative; dell&#8217;ampiezza dell&#8217;intervento. I disegni di legge in materia di educazione finanziaria ora all&#8217;esame del Parlamento mettono l&#8217;accento su alcune delle questioni centrali per una corretta impostazione di un programma nazionale. La realizzazione di tale programma - ha aggiunto il dirigente di Bankitalia -fornirebbe ai risparmiatori/investitori un ulteriore strumento di tutela e contribuirebbe allo sviluppo della nostra economia».</p>
<p>La Banca d’Italia non si limita a perorare in Parlamento la causa che è al centro del nostro libro <a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004491">Figli &amp; Soldi</a>, ma da tempo ha avviato una sperimentazione nelle scuole (vedi il nostro post dello scorso 11 giugno). Se i corsi sponsorizzati dall’Istituto Centrale daranno risultati concreti nel migliorare il livello di cultura di economia di base tra gli studenti, ci sarà una estensione progressiva dell’insegnamento negli anni a venire.</p>
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		<title>Al Festival dell’Economia di Trento debutta l’educazione finanziaria in classe</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 17:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il 4 giugno a Trento, alle 17 nel Palazzo Calepini, Sala Fondazione Caritro, si terrà un convegno dal titolo &#8220;L&#8217;educazione economica a scuola: riflessioni dopo la riforma e dopo la crisi&#8221;. Il motivo dell’iniziativa è la &#8220;generalizzata scarsa conoscenza finanziaria che provoca conseguenze negative in relazione alle scelte economiche dei soggetti&#8221;, recita l’avviso di invito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 giugno a Trento, alle 17 nel Palazzo Calepini, Sala Fondazione Caritro, si terrà un convegno dal titolo &#8220;L&#8217;educazione economica a scuola: riflessioni dopo la riforma e dopo la crisi&#8221;. Il motivo dell’iniziativa è la &#8220;generalizzata scarsa conoscenza finanziaria che provoca conseguenze negative in relazione alle scelte economiche dei soggetti&#8221;, recita l’avviso di invito al pubblico. Ma &#8220;la recente istituzione di un liceo economico sociale costituisce un interessante passo in avanti&#8221;, aggiungono con un tocco di ottimismo beneaugurante, anche se ancora tutto da verificare nella realtà, gli organizzatori dell’incontro, <a href="http://www.aeeeitalia.it/">l’Associazione Europea per l&#8217;Educazione Economica - AEEE-Italia</a>. La tavola rotonda, introdotta e coordinata da Gianfranco Fabi (Direttore di Radio 24), vedrà gli interventi di tanti docenti e studiosi: Roberto Fini (Università di Verona) su &#8220;Il problema della financial literacy in Italia&#8221;; Emanuela Rinaldi (Università Cattolica di Milano) su &#8220;Famiglia italiana e financial literacy: evidenze dalle indagini sociologiche&#8221;; Stefano Zamagni (Università di Bologna) su &#8220;L&#8217;educazione economica come educazione alla libertà responsabile: le ragioni di una scelta curriculare&#8221;; Yves Patrick Coleno (Ricercatore presso ADEF - Apprentissage, Didactique, Evaluation, Formation dell’Université de Provence et INRP, Aix-Marseille) su &#8220;Il liceo economico e sociale francese e gli obiettivi dell’educazione economica in Francia&#8221;; Max Bruschi (Consigliere del Ministro italiano dell’Istruzione Gelmini) su &#8220;La scommessa europea per il Liceo economico e sociale italiano&#8221;; Enrico Castrovilli (Presidente AEEE-Italia) su &#8220;L’economia nel liceo e nella scuola italiana&#8221;. Francesco Silva (Università degli Studi di Milano - Bicocca) tirerà le conclusioni di questa prima apparizione della educazione di base da impartire ai giovani nelle scuole all’interno del Festival di Trento dell’Economia. E’ un altro importante passo di questa battaglia di cultura finora trascurata, e che era stata al centro delle due edizioni del nostro libro <a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004491">Figli &amp; Soldi</a> nel 2001 e 2008.</p>
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		<title>Dalla Ue, un website e un convegno per l’educazione finanziaria a scuola</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 21:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione Europea ha organizzato per il 28 maggio a Bruxelles la conferenza &#8220;Financial Literacy: Dolceta&#8221;, ospitata dal Commissario per la salute e la difesa dei consumatori John Dalli. La Commissione Europea ha sviluppato uno strumento di educazione al pubblico su diversi temi, dai diritti dei consumatori alla sicurezza dei prodotti fino ai servizi finanziari. Recentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Unione Europea ha organizzato per il 28 maggio a Bruxelles la conferenza &#8220;Financial Literacy: Dolceta&#8221;, ospitata dal Commissario per la salute e la difesa dei consumatori John Dalli. La Commissione Europea ha sviluppato uno strumento di educazione al pubblico su diversi temi, dai diritti dei consumatori alla sicurezza dei prodotti fino ai servizi finanziari. Recentemente, proprio su questa ultima voce è stata pubblicata una sezione online, <a href="http://www.dolceta.eu/italia/">Dolceta</a>, rivolta agli educatori. Un team di pedagoghi ed esperti ha adattato la trattazione degli argomenti ai vari livelli di cultura e di età, rendendo il materiale utilizzabile ai vari gradini scolastici.</p>
<p>Con 200 ospiti da tutta Europa, l’appuntamento di Bruxelles sarà focalizzato sulla educazione finanziaria come una lezione da cogliere dall’esperienza della recente crisi globale. La complessità dei meccanismi che dominano ormai nel settore finanziario e la diretta conseguenza che hanno avuto nel provocare il collasso di tante famiglie, imprese e stati sovrani sono una realtà con cui si deve fare i conti con urgenza.</p>
<p>Nell’occasione sarà lanciato dalla UE il nuovo modulo-Dolceta che è dedicato alla preparazione degli insegnanti: la Commissione vuole infatti incoraggiare le scuole a promuovere corsi di rudimenti di economia pratica, al fine di aiutare i giovani ad affrontare con consapevolezza gli ostacoli dei rapporti con le banche, della difficoltà di comprensione dei prodotti finanziari e delle problematiche legate al denaro, dai mutui agli investimenti.</p>
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		<title>Americani individualisti primi in carità, e Bush batte Obama</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 13:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Beneficenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto si deve dare in carità? In Figli &#38; Soldi, il nostro libro sulla educazione ad un rapporto a tutto tondo con il denaro, avevamo dedicato un certo spazio alla beneficenza, influenzati sicuramente dall’averlo scritto in America. Agli europei forse non piace sentirselo dire, ma quegli individualisti degli statunitensi, senza il tabù del denaro ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto si deve dare in carità? In <a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004491">Figli &amp; Soldi</a>, il nostro libro sulla educazione ad un rapporto a tutto tondo con il denaro, avevamo dedicato un certo spazio alla beneficenza, influenzati sicuramente dall’averlo scritto in America. Agli europei forse non piace sentirselo dire, ma quegli individualisti degli statunitensi, senza il tabù del denaro ed anzi votati intimamente a farne quanto più è possibile, sono molto più generosi di francesi e italiani se si tratta di mettere mano al portafoglio. Al proprio, non a quello di tutti, &#8220;sociale&#8221;. Privarsi direttamente di una parte del reddito è una abitudine negli Usa, e il fatto che ci sia un tornaconto fiscale non sminuisce la portata etica. E’ vero che ci sono le detrazioni, ma non dare nulla a un ospedale, a una chiesa, a una scuola sarebbe sempre più conveniente che avere uno sconto sulle tasse. In Europa, il portafoglio privato si tocca invece pochissimo per fare carità: e la giustificazione è che a fare del bene ci pensa il bilancio dello Stato, largamente governato dai politici &#8220;illuminati&#8221;, &#8220;buonisti&#8221;, &#8220;socialisti&#8221; o &#8220;socialdemocratici&#8221;, di sinistra e di destra. Un voto giusto dato ai dispensatori del Palazzo - pensioni, posti di lavoro protetti, scuole, salute, tutto &#8220;gratis&#8221; con le virgolette - e la coscienza personale è a posto. Sarà, la questione è filosofico-antropologico-ideologica e ognuno si tiene il sistema che preferisce. Certo il regime Usa consente un gossip della generosità che è divertente. I politici hanno le dichiarazioni dei redditi pubbliche, e così si apprende che i Bush versavano in donazioni il 18% del reddito, contro il 6% degli Obama (non contando gli 1,4 miliardi di dollari del premio Nobel per la Pace che l’anno scorso Barack e Michelle hanno girato direttamente in beneficenza, ma non hanno fatto grande fatica a guadagnarli, e avrebbero fatto scandalo se si fossero tenuto l’assegno scandinavo).</p>
<p>In totale, nel 2008, gli americani hanno dato 229 miliardi di dollari in carità, il 2,2% del reddito personale disponibile, dopo le tasse, secondo <a href="http://www.aafrc.org/">Giving Usa</a>, rapporto annuale sulla filantropia. Gli americani sono molto religiosi, e infatti quasi la metà va a istituzioni di culto, con i mormoni tra i più rigidi a &#8220;suggerire&#8221; quanto dare, il 10%. Anche la Bibbia e il Corano si soffermano nel prescrivere quanto dare ai bisognosi, come riporta Ron Lieber sul New York Times in un dotto articolo dal titolo &#8220;<a href="http://www.nytimes.com/2010/05/01/your-money/01money.html?scp=1&amp;sq=How%20Much%20donation%20God&amp;st=cse">Quanto si deve dare in donazioni? Lo sa Dio</a>&#8220;.</p>
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		<title>Ministro Usa: riforma finanziaria inutile se la gente resta ignorante come prima</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 02:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa e Glauco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nesso tra la crisi finanziaria del secolo e l’ignoranza della gente in materia economico-finanziaria  di base non era mai stato messo in evidenza tanto esplicitamente, e soprattutto tanto ufficialmente e autorevolmente. Lo hanno fatto i ministri Usa dell’economia Tim Geithner e della Educazione Arne Duncan, con Valerie Jarret in rappresentanza della Casa Bianca, firmando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman">Il nesso tra la crisi finanziaria del secolo e l’ignoranza della gente in materia economico-finanziaria  di base non era mai stato messo in evidenza tanto esplicitamente, e soprattutto tanto ufficialmente e autorevolmente. Lo hanno fatto i ministri Usa dell’economia Tim Geithner e della Educazione Arne Duncan, con Valerie Jarret in rappresentanza della Casa Bianca, firmando un articolo-opinione apparso sul sito <a href="http://www.huffingtonpost.com/timothy-geithner/teaching-our-youth-to-nav_b_554351.html">Huffingtonpost.</a> “L’anno scorso uno studio sulla abilità finanziaria a livello nazionale condotto con la consulenza del Tesoro dalla <a href="http://www.finrafoundation.org/resources/research/p120478">Finra, fondazione per la educazione degli investitori</a>,  aveva rilevato che troppi americani stavano buttando via i loro soldi così duramente guadagnati in commissioni bancarie e sulle carte di credito”, hanno scritto i tre membri del governo. “La maggior parte della gente non ha un fondo per le emergenze, e pochi sono capaci di fare calcoli di base sugli interessi, utili per confrontare i costi di un prestito o per capire quanto dover risparmiare. E i giovani adulti sono risultati i meno saggi in tema denaro”. </font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">L’anno scorso, a dicembre, il governo aveva annunciato la Sfida per la Capacità Nazionale Finanziaria, partnership tra dicasteri di economia ed educazione. L’iniziativa era  tesa a promuovere la educazione finanziaria tra i giovani delle scuole superiori e a “fotografare” il livello di conoscenza esistente. Agli esami hanno partecipato su base volontaria più di 2500 insegnanti e 76mila studenti in tutti i 50 Stati, a dimostrazione che l’interesse era molto forte. “Ma i risultati sono stati deludenti”, hanno lamentato Geithner e Duncan. “Troppi studenti hanno malrisposto a domande di base sulle credit card, l’assicurazione auto, l’interesse composto. Ciò mostra che abbiamo un sacco di lavoro da fare” si sono autospronati i  ministri. Fortunatamente c’è già un  importante modello da seguire. Come la Stonewall Jackson High School di Manassas in Virginia, dove l’insegnante Terri Carson aiuta i giovani a condurre una cooperativa di credit gestita dagli studenti stessi e ogni classe partecipa a un corso di educazione finanziaria. I risultati si vedono: degli oltre 100 che hanno preso parte alla Sfida Nazionale, più della metà si è piazzata nel primo 20% sul piano nazionale e in 17 hanno centrato il punteggio massimo. E’ quindi possibile migliorare la cultura finanziaria pratica, ma l’impegno dei docenti, e la loro preparazione, sono fattori indispensabili. </font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">Commentando in altra sede i dati usciti dalla Sfida Nazionale, Geithner è stato ancor più incisivo: “Anche se spingiamo per il cambiamento è importante capire che nessun set di riforme, per quanto comprensive o fatte rispettare con vigore, puo&#8217; mettere in guardia contro un’altra crisi se la gente prende quel tipo di decisioni che abbiamo visto, quando la prudenza è stata spesso superata dalla speranza e i cittadini hanno chiesto prestiti più alti di quelli che potevano permettersi senza comprenderne la rischiosità. La migliore protezione contro tali dannose decisioni è la conoscenza circa le possibili scelte finanziarie che la gente ha davanti e le conseguenze che ne derivano. E il miglior modo, anzi in realtà l’unico modo per trasmettere questa conoscenza è l’istruzione”. Se non sono parole di circostanza, tanta chiarezza dovrebbe davvero portare a un impegno governativo serio. E sperabilmente non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia.</font></p>
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